lunedì 6 luglio 2026


ILENIA MARZANO

I Am Done Conforming

Registrato e Mixato Presso CREATIVA MUSIC

 

https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA

 

C'è qualcosa di deliberatamente non convenzionale in I Am Done Conforming. Non nella forma — il disco è riconoscibile, accessibile, costruito su strutture che funzionano — ma nell'atteggiamento. Ilenia Marzano non cerca di piacere a tutti, e si sente. La produzione artistica di Fabio Codega sostiene questa scelta senza ammorbidirne le angolature: elettronica, rock, ambient e progressive convivono in un unico progetto che avanza con coerenza e rifiuta le facili classificazioni.

Il disco in uscita il 22 giugno 2026 per Creativa Music è il primo lavoro in lingua inglese di una cantautrice romana che ha attraversato vent'anni di musica — contest, accademia, orchestra, teatro, televisione — prima di arrivare a questo punto. E si avverte: c'è la solidità di chi sa cosa sta facendo.

No More è forse il brano più efficace nel tradurre questa solidità in emozione. La ripetizione del titolo non è riempitivo: è una soglia. "No more no more you won't make me suffer for love / and I know for sure I'll make something good." Il rimpianto c'è, le scuse ci sono, ma il futuro è già scelto. L'immagine dei "baci fatti di luce lunare che svaniscono nel giorno" è tra le più riuscite dell'intero disco.

Tilting at Windmills porta Don Chisciotte nella contemporaneità senza farne una citazione decorativa: il guerriero stanco che ha combattuto mulini a vento viene trattato con rispetto e compassione. "Although he doesn't have the answers / One day, everything will make more sense." Il finale — "I give him this melody / Let it be his strength" — è uno dei momenti più toccanti di tutto l'album. Un debutto che rimane.


mercoledì 1 luglio 2026

L’Arcano Patavino – Transcode

Qui puoi ascoltare il disco in streaming

https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC

Transcode è disponibile in formato digitale su tutte le piattaforme streaming musicali, è prossimo ad essere stampato in formato CD. Un’edizione limitata ricca di immagini.

I dieci racconti, dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure, affrontano il tema della perdita, dell’attesa, della memoria, del mondo circostante.

Scritto, suonato e registrato da Matteo Patavino (pianoforte e sintetizzatori) e interpretato da Donato Arcano (voci e chitarre) è un album concept, multiforme e colorato, che abbraccia rock e canzone d’autore. Transcode è la storia di Johnny il quale, finito sull’orlo del precipizio, capisce di essere governato da un potere che agisce senza principi e senza scrupoli. Solo dopo aver affrontato dure prove, contro alcuni dei suoi inconsci, Johnny recupera quell’ umanità che forse gli permetterà di sopravvivere.

Il lavoro interamente autoprodotto, si avvale delle preziose collaborazioni di Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda), basso elettrico (La danza e Terlundana); e di Maurizio Liguori, chitarra elettrica (Il corvo, New city); Christian Nasillo, chitarra elettrica (L'amore sospeso, Soffio); Simone Tamaro, sax (Johnny, Morgana).

Il disco è stato masterizzato da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio. Per le immagini di Transcode, L’Arcano Patavino si accompagna con le opere dell’artista Luigi Mastrangelo, interprete della“pittura Mediale”.

L’intervista

D1: L'amore sospeso ha una progressione che culmina negli archi. Come avete costruito

quell'orchestrazione?

R: Dal voler rappresentare la sospensione che racconta il testo. Lo stato psicofisico di una

leggerezza inquieta di fondo, che vive l’attesa dell’amore tra leggi cosmiche ineluttabili e il lato

oscuro del tempo umano, di questo tempo dove regnano la pesantezza, l’aggressività, la

prevaricazione.

D2: I synth analogici hanno un ruolo centrale in quasi tutto l'album. È una scelta estetica o

filosofica?

R: Donato e io abbiamo orecchie aLinate dall’analogico. Sono i synth che posseggo da oltre

quarant’anni, che programmo da allora, dei quali ho imparato pregi e difetti. Compreso il DX 7,

che pur essendo digitale, ha un impatto sonoro analogico. Sono i timbri ideali per il racconto

distopico di Transcode. Non è il feticcio vintage che ci muove ma la resa sonora funzionale.

D3: Morgana è descritta come 'dilatata e intima'. Come si ottiene quella qualità sonora?

R: è stata ottenuta stratificando bordoni di synth trattati prima con delay, poi ricampionata

ricreando la saturazione del nastro e successivamente fatta interagire con il Rhodes e le

chitarre elettriche. Ma senza una vecchio Bontempi giocattolo non avremmo ottenuto quel

carattere dilatato e intimo.

D4: La masterizzazione di Alessandro Guasconi: c'è stato un momento in cui il suono del

disco vi ha sorpreso?

R: Sì, al primo ascolto del master di Alessandro! Uno graLio profondo, nel senso migliore

dell’eLetto. Abbiamo lavorato molto con le saturazioni, su agni traccia, ovviamente con

tipologie e livelli specifici. Ma ascoltarle nell’insieme del master è stato un momento

emozionante perché la masterizzazione ha preservato i piani sonori le sfumature timbriche.

D5: Canticola è descritta come 'rappresentazione di un battito cardiaco'. Quanto è letterale

questa metafora nella struttura musicale?

R: Canticola è l’alternarsi regolare del giorno e della notte. è un’ideale condotta delle

dinamiche tra sistole e diastole, tensione e distensione emotiva, pensiero iper razionale e

speculazione notturna dell’infinito e dell’interiorità. Questo dualismo è sostenuto da un

contrasto armonico tra la linearità delle strofe e la struttura dei ritornelli, molto più

complessa, distante dalle convenzioni della musica Pop. Per quanto poi Canticola è una

canzone Pop, forse la più Pop di Transcode.

D6: La chitarra elettrica in Fiori di campo ha una qualità quasi acustica. È un eLetto cercato?

R: Sì, è il suono di un’ascesa. Doveva essere leggera, priva del peso della fondamentale. Il

suono di un palloncino che sale al cielo. Anche per quel suono c’è stato un particolare uso dei

delay, sincronizzati attraverso rapporti di tempo articolati e mutevoli.

 

BIOGRAFIA

L’Arcano Patavino ha debuttato discograficamente nel 2010 con l’album “D’Amore e di Devozione” (Promomusic/Raitrade/Edel), intenso lavoro, frutto di ricerche etnomusicologiche nel Basso Molise.

Conservando dialetto e melodie originali, il duo, formato da Donato Arcano e Matteo Patavino, affiancato da Lorenzo Moka Tommasini per la produzione artistica, ha rielaborato antichi canti popolari, arricchendoli con archi e arrangiamenti elettro-rock. Un album ricco di collaborazioni tra le quali Cristiano Godano, interprete di

Passione (canto del Venerdì Santo), e Tony Bowers (bassista storico dei Simply Red), basso elettrico in Carregna. Il disco, accolto da ottimi giudizi della critica musicale, è stato inserito tra i migliori album del 2010 dal settimanale Alias del Manifesto. Con il brano Maichentò, L’Arcano Patavino è arrivato tra i 16 semifinalistidi Musicultura 2013.

A due anni dall’uscita di “D’Amore e di Devozione”, l’Arcano Patavino ha iniziato la stesura di canzoni originali. Scritte, suonate e registrate da Matteo (pianoforte e sintetizzatori) e interpretate da Donato (voci e chitarre). Una creazione lunga più di 10 anni che ha portato alla luce Transcode, dieci canzoni tra rock e

canzone d’autore. Dieci racconti dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure.

Tra gli ospiti, Ferruccio Spinetti, basso elettrico ne La Danza e Terlundana.



giovedì 4 giugno 2026

 


L'Arcano Patavino – Transcode

Artista: L'ARCANO PATAVINO

Titolo album: Transcode

Track list

1. La danza  2. Johnny  3. L'amore sospeso  4. Il corvo  5. Fiori di campo  6. Canticola  7. New city  8. Morgana  9. Terlundana  10. Soffio

Ascolta il disco: https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC

L'Arcano Patavino torna con Transcode, album concept che si distingue nel panorama della musica italiana indipendente per ambizione narrativa e ricchezza sonora. Il duo — Matteo Patavino a pianoforte e sintetizzatori, Donato Arcano a voci e chitarre — ha impiegato dieci anni per costruire questa storia, e ogni brano porta il segno di quel lavoro paziente e ossessivo. La produzione, interamente autoprodotta, si avvale di collaboratori d'eccezione: Ferruccio Spinetti al basso in La danza e Terlundana, Maurizio Liguori e Christian Nasillo alle chitarre elettriche, Simone Tamaro al sax in Johnny e Morgana. Il protagonista è Johnny, un uomo che ha perso la bussola in un mondo governato da poteri senza principi. La danza lo introduce in un vortice elettrico disco-wave. Johnny lo mostra alle prese con la perdita del linguaggio e dell'ironia. L'amore sospeso gli offre una scintilla di speranza cosmica. Il Corvo lo mette di fronte alla sua ombra più oscura. Fiori di campo lo mostra capace di aggrapparsi alla vita nonostante le tragedie. Canticola, New City, Morgana e Terlundana approfondiscono il ritratto con strati sonori sempre nuovi. Soffio chiude il cerchio con un abbraccio tra generazioni che è anche un atto di fede nel futuro. Il disco è stato masterizzato da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio e le immagini sono affidate alle opere di Luigi Mastrangelo, interprete della "pittura Mediale". Un album per chi non ha paura di ascoltare davvero.

martedì 2 giugno 2026

 

Lo spirito del pianeta

dal 18 giugno al 4 luglio 2026

C/O Gerundium Casirate D’Adda (BG)

 

Ecco il programma completo

https://lospiritodelpianeta.it/sito/wp-content/uploads/2026/05/SDP_Programma-completo_CASIRATE_2026.pdf

 



 

LO SPIRITO DEL PIANETA 2026 – INGRESSO LIBERO
Un inno alla positività e al “noi”

Per informazioni: www.lospiritodelpianeta.it

 

Dal 18 giugno al 4 luglio 2026, torna a Casirate d’Adda (BG), presso il Gerundium, il festival internazionale dei popoli indigeni e delle tradizioni del mondo Lo Spirito del Pianeta. Ingresso libero.

Promosso da Ivano Carcano e Simayiai Maasailady, il festival rilancia un messaggio attuale: cambiare prospettiva e riscoprire il valore della comunità. “Non tanti io, ma un grande noi” è il filo conduttore di un evento che da oltre venticinque anni favorisce l’incontro tra culture.

Il programma propone oltre 400 eventi gratuiti tra concerti, danze tradizionali, riti ancestrali, conferenze e laboratori. Protagonisti saranno gruppi e comunità da tutto il mondo: dagli Indios dell’Amazzonia con cerimonie di purificazione, ai Masai con le danze della savana, fino ai Maori che guideranno il pubblico nella potente esperienza collettiva della Haka. Presenti anche gruppi Maya e Aztechi, Indiani d’America, artisti dal Congo e monaci tibetani impegnati nella creazione del Mandala.

Grande spazio all’area olistica ampliata, con pratiche di meditazione, trattamenti energetici, incontri spirituali e percorsi di riequilibrio corpo-mente. Uno spazio pensato per chi desidera rallentare, ritrovare sé stesso e riconnettersi con la propria dimensione interiore.

Completano l’esperienza il mercato artigianale internazionale, i laboratori interattivi e le attività dedicate alle famiglie.

Lo Spirito del Pianeta 2026 si conferma così come un grande evento di incontro, capace di unire culture, spiritualità e partecipazione in un’unica esperienza condivisa.

Per informazioni: www.lospiritodelpianeta.it

 

18 giugno giovedì inaugurazione gruppo Maya

19 giugno venerdì gruppo Bepi & the Prismas (Bergamo Italia)

20 giugno sabato gruppo Congo

21 giugno domenica gruppo Madagascar

22 giugno lunedì gruppo Nepal

23 giugno martedì gruppo Aztechi

24 giugno mercoledì accensione fuoco sacro

25 giugno giovedì gruppo le culture del Mesoamerica

26 giugno venerdì gruppo Sud Africa

27 giugno sabato Indiani d’America

28 giugno domenica gruppo Incas

29 giugno lunedì luna piena

30 giugno martedì La notte dei tamburi

1° luglio mercoledì gruppo Iran

2 luglio giovedì gruppo Irlanda

3 luglio venerdì gruppo Saor Patrol (Scozia)

4 luglio sabato domenica finale

 

-Percorso: (IL RISVEGLIO DEI SENSI)

-Oltre ai gruppi che si presenteranno ogni sera, decine di attività e piccoli concerti ogni giorno (circa 400

eventi), accompagneranno il festival, Conferenze, seminari, laboratori, piccoli spettacoli e molto altro.

-11 Ristoranti da tutto il mondo, 4.000 mq coperti e pavimentati

-70 espositori da tutto il pianeta

-quasi l’80 % dei rifiuti prodotti saranno riciclati

-Villaggio tradizionale presso il fuoco: Aztechi e Maya, Tibet, Tuareg, Qashqai Iran, rievocatori Camuni

tepee indiani d’America, Villaggio dello Spirito con molti artigiani locali, Area olistica

Vi aspettiamo a conoscere un’energia unica, grazie agli indigeni di tutto il mondo, un ambiente naturale unico, ed alle genti di BERGAMO.

150 i volontari che vi riceveranno e vi daranno la possibilità di ascoltare ciò che non ricordavate

martedì 26 maggio 2026

 


regnodimarga (RDM)
presentano
IMPERO
Etichetta/distribuzione: Mantide Urbana

Una delle caratteristiche più evidenti di “Impero” è la sua dimensione corporea. Le basse frequenze e i beat lenti costruiscono una pressione costante, trasformando il suono in una presenza fisica. All’interno di questo spazio, la parola si muove come elemento generativo, capace di evocare immagini e aprire significati. “Risvegli” e “San Giovanni” mostrano il lato più ritmico del disco, con influenze hip hop e un uso della voce che si avvicina al rap, mentre “In3pido” introduce una dimensione più rarefatta e quasi liturgica, sostenuta da cori femminili. Il lavoro si sviluppa attraverso contrasti, mantenendo però una coerenza interna che lo rende riconoscibile. È un disco che non si esaurisce in un ascolto, ma richiede tempo e disponibilità.

ASCOLTA IL DISCO E GUARDA IL VISUAL ASSOCIATO
Il disco prende forma in uno stadio di coscienza incarnata che si manifesta solo nell’ascolto continuo della produzione. Suoni, immagini e parole generano esperienza nella relazione. L’ascoltatore abita lo spazio e lo percepisce come il mondo.
https://youtu.be/89vX6jAttco


 

 

TEMPLE FACTORY

presentano

A MATTER OF FEELINGS

© 2026 La Buca Recording Club  |  ℗ 2026 Temple Factory


Streaming: https://open.spotify.com/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ


Quando la musica è prima di tutto sentimento

Ci sono dischi che si ascoltano e si dimenticano, e dischi che si ascoltano e tornano in mente senza essere stati invitati. "A Matter of Feelings" dei Temple Factory appartiene alla seconda categoria. Il gruppo bresciano, fondato nel 2018 dal batterista Roberto Pedrotti, ha percorso sette anni che li hanno portati a questo punto: una formazione stabile, un suono definito e — soprattutto — una manciata di canzoni che restano.

Il cambio di formazione, con Andrea Zuelli che lascia la chitarra per la voce e Mattia Gobbi che entra a rinforzare le chitarre e le armonie, ha dato al suono una tridimensionalità nuova. Si sente in "Passenger", brano che porta una qualità meditativa sorprendente: "Be brave and strong as you walk into the void / Just hear the sound of your new and magic life / And don't forget now you'll be born again." È una canzone sulla perdita e sulla rinascita, con una delicatezza che poche band emergenti riescono a raggiungere senza scivolare nel melodramma.

Ancora più coraggioso è il testo di "Melody for Death", che non si nasconde dietro metafore: "I'm not afraid to fade / She turns me into sand / I'll fall into your tender arms / We'll find each other again in the light." La morte come transizione, non come fine — un messaggio universale espresso con parole semplici e dirette, che è la difficoltà più grande per chi scrive canzoni.

La produzione di Simone Piccinelli presso La Buca Recording Club è precisa e valorizzante: si sente in "Come Back Home", dove la chitarra ritmica di Montini e il basso di Sina creano un tappeto solido su cui la voce di Zuelli si muove con naturalezza. Roberto Pedrotti alla batteria è il motore ritmico di tutto, con una solidità che non esclude la musicalità.

I Temple Factory hanno fatto un album vero, nel senso pieno della parola. Autentico, e l'autenticità nel rock vale più di molti virtuosismi.

Ada Ziglioli


martedì 14 aprile 2026

 

Anima Mundi: complessità e bellezza

STEFANO LENTINI & LELÉKA

ANIMA MUNDI

© ℗ COLOORA RECORDS | SIAE 2026

STORES: https://music.imusician.pro/a/WS1TMeF5

 

INTERVISTA

Hai collaborato con artisti e produzioni molto diverse: cosa ti ha lasciato questo percorso? Lavorare con Viktoria è stato incredibile, un flusso continuo di stimoli inattesi, tessiture, strutture parallele. Un arricchimento reciproco nel senso più pieno del termine.

In che modo il lavoro sulle colonne sonore ha influenzato la tua scrittura? Mi ha insegnato a essere più diretto. Lavorare con i registi è stato come lavorare con grandi produttori capaci di svegliarti e mostrarti una strada che non credevi ti appartenesse, e che invece si rivela la più tua.

"Anima Mundi" sembra molto personale: è stato un progetto più intimo del solito? È un progetto a cui ho dedicato un tempo senza scadenza, lasciando che maturasse fase dopo fase. A differenza di altri lavori con una timeline definita, qui c'è stata più fermentazione.

Quanto è importante per te la sperimentazione? È qualcosa di molto ambivalente: può essere azione sterile oppure luogo della rivoluzione. Per me ha valore solo quando arriva in modo autentico. Se è puro virtuosismo, non mi interessa.

Ti senti parte di una scena musicale precisa? Direi che appartengo a una categoria di ricercatori di lingue sconosciute, qualcosa di trans-genere, che forse non esiste come scena definita, ma di cui ritrovo le tracce qua e là, nei contesti più disparati.

Che ruolo ha la ricerca etnomusicologica nel tuo lavoro? Dell'etnomusicologia apprezzo la curiosità, l'apertura, la capacità di ascolto. Mi interessa molto meno la tendenza a cristallizzare i contenuti musicali in regole, teorie, strutture rigide. Ha quindi un ruolo fondamentale nel mio lavoro, nella misura in cui si traduce in un modo di ascoltare.

Come scegli i musicisti con cui collaborare? Devono avere diverse qualità insieme: quella tecnica, una sorta di saggezza timbrica del proprio strumento, un contatto profondo con le sfumature di ciò che producono, e una zona di personalità peculiare che, se stimolata, li rende più protagonisti.

Questo progetto rappresenta un punto di arrivo o di partenza? Non credo esistano punti di arrivo in senso assoluto. Eppure Anima Mundi per me ha significato il coronamento di un traguardo estetico e il raggiungimento di una qualità sonora importante.

BIOGRAFIA

STEFANO LENTINI
Nato a Roma nel 1974, Stefano Lentini attraversa la musica come un territorio di confine tra memoria e innovazione. Le sue colonne sonore – oltre quaranta tra cinema e televisione – danno voce a emozioni profonde, con una scrittura elegante e ricercata.

Da Fury a Belcanto, il suo lavoro riflette una continua esplorazione del suono. Premiato e ascoltato in tutto il mondo, è rappresentato dalla Gorfaine/Schwartz Agency, sulle orme di Ennio Morricone.

LELÉKA
Viktoriia Leleka è una voce che unisce radici e presente. Nata in Ucraina e cresciuta artisticamente tra Kyiv e Berlino, fonde folk e jazz in un linguaggio personale.

Con il progetto Leléka e l’identità elettronica Donbasgirl, attraversa tradizione e contemporaneità.
Nel 2026 porterà la sua musica all’Eurovision con Ridnym.

domenica 5 aprile 2026

 


BRAM STALKER - B.S. 

 

ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

https://bramstalker.bandcamp.com/album/b-s 

 

 

INTERVISTA

 

1.            “Flowers” parte dalla batteria: che ruolo ha Jacopo nel processo creativo?

 

Il titolo esatto del brano è Flowers on my troubles. Jacopo è un coglione, pigro, ha anche una pessima memoria. Però ha anche dei difetti. Scherzi a parte, essendo un duo, la batteria si è ritrovata a sostenere e fare da fondamenta al muro del basso, su cui poi si appoggia anche la voce. Quindi direi che nel processo creativo, mentre scriviamo in sala, se le parti di batteria non girano come si deve, non si va avanti.

 

 

2.            Come lavorate sull’intensità emotiva della voce?

 

C'è poco ragionamento, di solito faccio tre take di getto e poi prendo quello che mi piace di più. Senza pensare troppo.

 

 

3.            Il disco parla molto di illusioni personali: quali sono le più difficili da smascherare?

 

Quelle a cui siamo più legati, che probabilmente sono anche quelle che teniamo più sopite.

 

 

4.            Avete mai avuto paura del silenzio?

 

Mai. Io personalmente lo adoro.

 

5.            Cosa vi mette più a disagio: il mondo fuori o lo specchio?

 

Come il mondo fuori possa modificare la visione dello specchio.

 

6.            Che differenza c’è tra rabbia e odio?

 

Madonna che domanda complicata.

Credo siano due emozioni molto vicine.

La rabbia è un'emozione primitiva, intensa e spesso breve, che avviene in risposta ad una situazione frustrante. L'odio, invece, è un sentimento duraturo, strutturato e consapevole, il prodotto di una rabbia cronicizzata, che si concentra sul desiderio di danneggiare, distruggere, sfogare e quindi esorcizzare la rabbia stessa.

 

BIOGRAFIA

Bram Stalker è un duo nato nel 2018 e formato da Andrea Maceroni (voce e basso, produttore discografico presso Slam Studio Recordings www.slamstudio.it ) e Jacopo De Marco (batteria).

Bram Stalker è power duo che non suona la chitarra, viene dalle montagne e ci resta più che può… lontano dai centri nevralgici della scena.

Il suono è costruito esclusivamente su basso, batteria e voce: essenziale, fisico, diretto.

Bram Stalker  è ansia, rabbia, eccitazione e birra bionda; sei tu in preda alla paura del tuo peggior nemico, che poi alla fine sei sempre tu; è rimorso, ancora rabbia, inadeguatezza e ipocondria, un ansiolitico non preso e una giornata di tachicardia.

Dopo un primo EP, la band torna con “B.S.”, dodici brani selezionati da oltre venticinque scritti negli anni.

In passato il duo ha collaborato con Nick Oliveri (Queens of The Stone Age) e aperto un concerto degli IDLES, consolidando un’attitudine live intensa e diretta. 

 

mercoledì 18 marzo 2026

 


Zondini

“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

Kingem Records

Un album pieno di canzoni da sfogliare

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

Ascolta l’album in streaming

https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

 

 

L’INTERVISTA

 

 

1. Hai scritto “Romantasy” all’alba: che momento era della tua vita?

Era un momento di passaggio. L’alba è una soglia: non è più notte, ma non è ancora giorno. È un punto in cui tutto sembra sospeso, più silenzioso, più leggibile.

È anche il momento in cui senti una pace diversa, quasi irreale. Come se il mondo si fermasse un attimo prima di ripartire.

Mi ha sempre dato quella sensazione lì, un po’ da terra di mezzo, come in Ladyhawke, dove due stati opposti riescono a coesistere per un attimo.

“Romantasy” nasce in quello spazio: quando qualcosa finisce, ma qualcosa di nuovo non ha ancora preso forma.


2. Cosa ti affascina del fenomeno narrativo romantasy?

Mi affascina perché non è solo un genere, ma una risposta a un bisogno molto preciso. Il romantasy unisce due cose fortissime: l’evasione del fantasy e il coinvolgimento emotivo del romance.

Negli ultimi anni si sono viste delle tendenze molto chiare: penso al dark fantasy esploso sui social un paio d’estati fa, più cupo, più ambiguo, più stratificato, che ha influenzato anche il mio modo di ascoltare e creare musica.

Il romantasy è un’evoluzione di quel percorso: non ti basta più scappare in un altro mondo, vuoi anche viverci delle emozioni riconoscibili.

E forse il suo successo sta proprio lì: non ti allontana dalla realtà… ti offre un modo diverso per attraversarla.


3. È una canzone malinconica o speranzosa?

Direi entrambe, ma non nello stesso momento. Nel testo convivono due piani: da una parte il sogno, “il mondo è un sogno misterioso ed arcano”,  dall’altra una realtà che osserva, controlla, non comprende davvero .

C’è amore, ma anche distanza. C’è apertura, ma anche una sensazione di fragilità costante. È malinconica mentre la vivi,  ma lascia intravedere una possibilità.

Non è una speranza dichiarata. È più una tensione.


4. Ti senti vicino a quella ragazza che cammina sfuocata tra le pagine di un libro?

Sì, in modo molto diretto. Romanzi, fumetti, serie tv e musica sono stati un riferimento fondamentale nella mia vita emotiva, soprattutto da adolescente.  Arrivavano nei momenti giusti, spesso prima delle persone reali.

Penso a Gilbert O'Sullivan, alla Torre Nera di Stephen King, a Star Trek: The Next Generation, a Maison Ikkoku.

Non erano solo evasione. Erano strumenti per capire quello che stavo vivendo. Quella ragazza è sfocata proprio per questo: non è completamente definita, ma riesci comunque a riconoscerti in lei, o comunque provare empatia.


5. Quanto conta oggi la fuga nella fantasia?

Conta più di prima, ma è cambiata. Oggi abbiamo accesso immediato a qualsiasi contenuto,
ma questo non significa che stiamo immaginando di più. Anzi, spesso succede il contrario.

Lo streaming e gli algoritmi tendono a semplificare tutto, a offrirti esperienze già costruite, già digerite. Non ti chiedono uno sforzo.

Il rischio è perdere quella parte attiva della fantasia, quella che richiede tempo, vuoto, attenzione.

Per questo credo sia importante, ogni tanto, uscire da quel flusso e tornare a cercare qualcosa che non sia immediatamente disponibile.


6. Pensi che la tua generazione si senta più capita dai personaggi immaginari che dalle persone reali?

In parte sì. I personaggi immaginari sono costruiti per comunicare in modo diretto,
per arrivare subito a un punto emotivo preciso.

Le persone reali sono più complesse, più contraddittorie, meno immediate. Noi siamo cresciuti in mezzo a entrambe le cose: da un lato mondi narrativi molto potenti, dall’altro una realtà che non sempre riusciva a esprimersi con la stessa chiarezza. Questo crea uno scarto.

Il punto non è scegliere uno o l’altro,  ma imparare a non perdere profondità nel passaggio tra i due.



 

7. Se “Romantasy” fosse un film, che atmosfera avrebbe?

Sarebbe un film di dark fantasy romantico, a metà tra un anime anni ’90 e un racconto sentimentale sospeso.

Uno di quei film in cui convivono due dimensioni: da una parte un mondo immaginario, dall’altra relazioni molto intime, fragili, mai completamente risolte.

L’atmosfera sarebbe quella tipica di certi anime come The Vision of Escaflowne o Neon Genesis Evangelion: epica e allo stesso tempo malinconica, capace di alternare momenti molto emotivi a una sensazione costante di distanza.

Visivamente lo immagino così: luci soffuse, città osservate da lontano, personaggi che si cercano ma non coincidono mai del tutto.

C’è sempre un leggero ritardo emotivo, come se tutto arrivasse un attimo dopo.

In questo senso, questa visione si collega direttamente a Romantasy ’96, che è un progetto nato proprio da questa immaginazione.

È un EP rivolto al mercato giapponese che rilegge il lato più fantasy dell’album Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante, costruito partendo da un’idea precisa: immaginare che questa musica fosse uscita davvero nel 1996, in Giappone.

Cinque brani, tutti in giapponese, pensati per inserirsi nell’esstetica J-Pop anni ’90 e degli anime che univano fantasy, amore e malinconia in modo molto diretto, ma mai banale.

Non è solo  nostalgia.  È un tentativo di entrare dentro quel linguaggio emotivo e usarlo oggi. Per questo, se “Romantasy” fosse un film, non sarebbe solo una storia:  sarebbe la colonna sonora di qualcosa che sembra già esistere nella memoria,  anche se non sai esattamente dove o quando l’hai visto.

 

Presentazione album

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante è un concept album che ruota attorno a due figure simboliche: Fantasy e Sci-Fi. Un ragazzo e una ragazza che fuggono da un mondo devastato, alla ricerca di rifugio nella fantasia, nell'amore e nella musica. Non sono protagonisti di una storia lineare, ma frammenti di una generazione che si sente senza futuro, abbandonata da chi avrebbe dovuto proteggerla.

L’intento non è moraleggiare, ma evocare. Ogni brano è una cartolina da una realtà parallela, in cui le emozioni hanno ancora diritto di cittadinanza. Le immagini sono forti, surreali, spesso ironiche, ma sempre mosse da una profonda urgenza comunicativa.

Tre brani chiave:

     "Gentile Donzella" – Un inno alla tenerezza perduta, ambientato in un'Italia immaginaria che somiglia a un ricordo sbiadito. Un bar dell’oratorio, un jukebox, un giardino segreto: elementi di una nostalgia dolce e senza tempo.

     "Romantasy" – Brano simbolo dell’album, nasce all’alba e racconta una ragazza che cammina sfuocata tra le pagine di un libro e i silenzi di una città ipercontrollata. Un inno visionario e malinconico ispirato alla sensibilità romantica e alla perdita di connessione con il reale,. Una fuga nella fantasia per sopravvivere al presente.

     "Gruppo Sanguigno #404" – Forse il brano più politico del disco. Una generazione ha perso il cuore, gli eroi, l’indignazione, ma sente ancora la necessità di ribellarsi e dare voce alla propria rabbia.

Zondini, artista cesenate, torna con un disco fuori dalle mode e pieno di verità. Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante è un lavoro coraggioso, pubblicato in digitale da Kingem Records, prodotto in autonomia, ma con una visione forte e coerente. Ideale per chi cerca nella musica riflessioni autentiche, immagini forti e qualche sorriso malinconico. Dopo anni di carriera tra Tiny Tide, il Tenco e la RAI, questo album segna una nuova tappa, intima e necessaria.

Info sull'album: https://www.spazio1984.it/category/new-music-machine/


Bio artista (Zondini)

Zondini è il volto cantautorale di un artista romagnolo con una lunga storia nella scena indipendente italiana e internazionale. Attivo dagli anni '90, debutta come Mark Zonda in una Cesena che suonava ancora nelle camerette con tastiere e loop.

Nel 2007 fonda il progetto Tiny Tide, diventato una cult band dell'indie-pop italiano grazie a singoli come Girls From Ronta (trasmesso anche in UK, Belgio e California) Tiny Tide ha aperto concerti per band inglesi, svedesi e francesi, portando la Romagna oltreconfine.

Nel 2012 nasce il progetto Zondini, con l'album Re:Visioni del Tempo, candidato al Premio Tenco. Il percorso continua fino al 2016 con NoiSe, ultimo album a nome Zondini prima di una pausa creativa e della nascita del nuovo progetto musicale Calcetto. Nel 2024 torna anche Tiny Tide con l'album My Clubbing Days. Nel 2026, invece, Zondini pubblica Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: un concept album interamente prodotto in autonomia, che raccoglie l’eredità delle sue esperienze precedenti, aprendone una nuova.


 

Contatti e ascolto

Guarda i video:
https://www.youtube.com/watch?v=l0RN28jzfQY
https://www.youtube.com/watch?v=RQIo89NJs2M

 

 

 

 

 

 

martedì 10 marzo 2026

 


BRAM STALKER - B.S.

 

ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

https://bramstalker.bandcamp.com/album/b-s

 

“B.S.” dei Bram Stalker è un disco che non chiede permesso. Entra, prende spazio e ti costringe a restare. Dodici brani registrati in presa diretta, senza click e senza chitarra: solo basso distorto, batteria martellante e una voce abrasiva che non racconta, ma attacca. Il risultato è un suono fisico, compatto, quasi claustrofobico, che alterna groove e muro sonoro senza concedere tregua.

L’apertura con “Here Comes The Hail” è un’allerta apocalittica: la ripetizione ossessiva di “run away now” sembra un mantra paranoico, fino all’esplosione finale. Il disco si chiude con “No North”, altrettanto dark, quasi colonna sonora di un mondo al collasso. In mezzo, rabbia e tensione: “Little Thorn” affonda su riff mastodontici e beat nervosi, “Army In My Head” rallenta e si fa doom, evocando scenari di guerra interiore prima ancora che civile.

“B.S.” significa bullshit, ma qui di artificiale non c’è nulla. È un lavoro introspettivo e feroce, che guarda più allo specchio che al sistema. Non è un disco di denuncia, è un regolamento di conti. E quando finisce lascia addosso una sensazione di tempesta appena passata: l’aria è più fredda, ma più vera.

 

Zondini

“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

Kingem Records

Un album pieno di canzoni da sfogliare

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

Ascolta l’album in streaming

https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

 

Ci sono dischi che si capiscono subito. Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante no. Ha bisogno di qualche ascolto, di qualche passeggiata notturna con le cuffie, di un po’ di distanza dal rumore quotidiano. Solo allora comincia a parlare davvero.

Zondini costruisce un universo fragile e resistente insieme. Fantasy e Sci-Fi non sono eroi, ma sopravvissuti emotivi. Ragazzi che cercano rifugio nelle storie, nei suoni, nelle piccole cose. L’album non vuole insegnare nulla: vuole condividere uno stato d’animo.

Pianeti è uno dei momenti più riusciti: chitarre che si avvolgono intorno alla voce come orbite, un blues pop spaziale che sembra sospeso tra cameretta e galassia. Credi In Me, invece, mostra il lato più luminoso del disco, con un ritmo upbeat che profuma di pop sixties.

Il bello è che nulla suona forzato. Tutto sembra nato per necessità, non per strategia. In un’epoca di playlist e algoritmi, Zondini pubblica un album che chiede attenzione. E la ripaga.




lunedì 23 febbraio 2026

NANCO PRESENTA "IVA E' PARTITA"... Da un lato, IVA è una donna reale.... Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo Artista: Nanco “Iva è partita” NANCO Iva è partita 2026 Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. INTRO AL BRANO “Iva è partita” costruisce il proprio racconto su un doppio significato che attraversa l’intera canzone e trova nel videoclip la sua forma visiva. Da un lato, IVA è una donna reale: una presenza affettiva, fragile e conflittuale, legata sentimentalmente a un giovane imprenditore. Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo. Il titolo diventa così una frattura di senso: “Iva è partita” è insieme l’abbandono della donna amata e il logoramento silenzioso di una vita imprenditoriale schiacciata dalle responsabilità. Amore e sistema economico si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.… Testo Io ti seguivo, a tratti veloci su tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non c’era niente di vero, non era vero niente. Mi ravvedevo e per poco abboccavo, ipotizzavo, se pure fosse, quanto ti piace parlarmi di promesse. Avvisi atroci a forma di croci, condoni feroci di tutti gli ammanchi. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. Poi m’è sembrato — ed io non ti pago, correggimi pure se sbaglio — hai preso i sogni dal cassetto e li hai messi nel bagaglio. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. C’è lo studio di settore che quantifica l’amore, nonostante il ragioniere, nonostante il tuo dottore. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. BIOGRAFIA Nino Di Crescenzo, in arte Nanco, nasce a Teramo il 15 marzo 1975. Dopo l’esordio nel 1994 al Festival di Castrocaro, interrompe il percorso musicale per poi riprenderlo nel 2013 adottando lo pseudonimo Nanco e scrivendo il brano Amsterdam, finalista al Cantagiro 2014 e vincitore del Premio Speciale della Giuria per l’originalità del testo al Premio Alex Baroni 2015. Nel 2016 pubblica il primo album, Acerrimo, con la partecipazione di Goran Kuzminac in due brani. Il disco viene candidato tra le dieci migliori opere prime al Premio Tenco 2016, mentre il brano omonimo entra nei titoli di coda del film Timballo, con Maria Grazia Cucinotta e Ivan Franek. Nello stesso anno Carolina e la pioggia è semifinalista al Premio Pierangelo Bertoli. Nel 2017 esegue Ti invito in Abruzzo su Rete4 nel format Pianeta Moda e raggiunge la finale del Premio De André, condividendo negli anni il palco con artisti e personalità della scena nazionale e aprendo concerti di Francesco De Gregori, Filippo Graziani e altri protagonisti della musica italiana. Nel 2019 pubblica il singolo Dentro, prodotto con Giorgio Ciccarelli (Afterhours, CSI), seguito nel 2020 da Marsinell, dedicato all’emigrazione abruzzese in Belgio, con arrangiamenti del maestro Enrico Melozzi. Dalle successive collaborazioni con Melozzi e Paolo Giovenchi nascono nuovi brani ancora inediti. Con “IVA è partita”, Nanco inaugura una nuova fase del proprio percorso: un ritorno al cantautorato che unisce dimensione intima e racconto sociale, dando voce alle fragilità e alle contraddizioni del presente.