martedì 26 maggio 2026

 


regnodimarga (RDM)
presentano
IMPERO
Etichetta/distribuzione: Mantide Urbana

Una delle caratteristiche più evidenti di “Impero” è la sua dimensione corporea. Le basse frequenze e i beat lenti costruiscono una pressione costante, trasformando il suono in una presenza fisica. All’interno di questo spazio, la parola si muove come elemento generativo, capace di evocare immagini e aprire significati. “Risvegli” e “San Giovanni” mostrano il lato più ritmico del disco, con influenze hip hop e un uso della voce che si avvicina al rap, mentre “In3pido” introduce una dimensione più rarefatta e quasi liturgica, sostenuta da cori femminili. Il lavoro si sviluppa attraverso contrasti, mantenendo però una coerenza interna che lo rende riconoscibile. È un disco che non si esaurisce in un ascolto, ma richiede tempo e disponibilità.

ASCOLTA IL DISCO E GUARDA IL VISUAL ASSOCIATO
Il disco prende forma in uno stadio di coscienza incarnata che si manifesta solo nell’ascolto continuo della produzione. Suoni, immagini e parole generano esperienza nella relazione. L’ascoltatore abita lo spazio e lo percepisce come il mondo.
https://youtu.be/89vX6jAttco


 

 

TEMPLE FACTORY

presentano

A MATTER OF FEELINGS

© 2026 La Buca Recording Club  |  ℗ 2026 Temple Factory


Streaming: https://open.spotify.com/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ


Quando la musica è prima di tutto sentimento

Ci sono dischi che si ascoltano e si dimenticano, e dischi che si ascoltano e tornano in mente senza essere stati invitati. "A Matter of Feelings" dei Temple Factory appartiene alla seconda categoria. Il gruppo bresciano, fondato nel 2018 dal batterista Roberto Pedrotti, ha percorso sette anni che li hanno portati a questo punto: una formazione stabile, un suono definito e — soprattutto — una manciata di canzoni che restano.

Il cambio di formazione, con Andrea Zuelli che lascia la chitarra per la voce e Mattia Gobbi che entra a rinforzare le chitarre e le armonie, ha dato al suono una tridimensionalità nuova. Si sente in "Passenger", brano che porta una qualità meditativa sorprendente: "Be brave and strong as you walk into the void / Just hear the sound of your new and magic life / And don't forget now you'll be born again." È una canzone sulla perdita e sulla rinascita, con una delicatezza che poche band emergenti riescono a raggiungere senza scivolare nel melodramma.

Ancora più coraggioso è il testo di "Melody for Death", che non si nasconde dietro metafore: "I'm not afraid to fade / She turns me into sand / I'll fall into your tender arms / We'll find each other again in the light." La morte come transizione, non come fine — un messaggio universale espresso con parole semplici e dirette, che è la difficoltà più grande per chi scrive canzoni.

La produzione di Simone Piccinelli presso La Buca Recording Club è precisa e valorizzante: si sente in "Come Back Home", dove la chitarra ritmica di Montini e il basso di Sina creano un tappeto solido su cui la voce di Zuelli si muove con naturalezza. Roberto Pedrotti alla batteria è il motore ritmico di tutto, con una solidità che non esclude la musicalità.

I Temple Factory hanno fatto un album vero, nel senso pieno della parola. Autentico, e l'autenticità nel rock vale più di molti virtuosismi.

Ada Ziglioli