lunedì 23 febbraio 2026
lunedì 8 dicembre 2025
Emidio de Berardinis
presenta
VIA IGNIS...
https://open.spotify.com/intl-it/album/2z2jf1h7hZLQkrfMTNQPNe?si=KwqWYQ6cRNuauQai0eNOew
Via Ignis, il nuovo lavoro autoprodotto da
Emidio De Bernardinis, non è un disco: è una fenditura. Un varco aperto in
quello spazio interiore che siamo abituati a ignorare mentre scorriamo
distrattamente lo schermo di uno smartphone. Dodici canti costruiti come
altrettante stazioni di un percorso iniziatico, in cui l’ascoltatore non è
invitato a “godere” della musica, ma a misurarsi con essa.
Il concept affonda le radici
nell’immaginario simbolico degli Arcani Maggiori, in particolare nella figura
dell’Appeso, archetipo del ribaltamento dello sguardo. De Bernardinis
assume quella postura sospesa e la traduce in brani che rifiutano ogni
tentazione di compiacimento: niente slogan motivazionali, nessun ritornello
consolatorio, ma una scrittura che alterna ferocia e tenerezza, visioni
mistiche e fenditure psicologiche.
La voce si fa deserto, talvolta
abisso, talvolta preghiera. Le parole sono affilate, ma capaci di aprire
spiragli luminosi in chi accetta di lasciarsi “fermare” da queste tracce che
non accompagnano: deviano, disturbano, spogliano. È un album che predilige il
fuoco alla forma, l’urgenza alla levigatezza, e proprio per questo colpisce
come un rito di passaggio.
Via Ignis è un invito alla disobbedienza
interiore: una chiamata a spegnere l’automatismo del quotidiano per riaccendere
il centro della coscienza. Ne si esce scossi, forse stanchi, ma più lucidi. Un
disco che non cerca consenso, ma risveglio. Da attraversare con cautela, magari
in ginocchio — ma con la promessa di rialzarsi diversi.
Piacere di
conoscerti Emidio, ci parli un po’ di te e della tua relazione con “Via
Ignis”?
Il
piacere
è mio! Anzi, grazie di cuore per lo spazio che mi dedicate.
“Via Ignis” non è soltanto un disco: è una parte di me che ha deciso di
manifestarsi senza veli. Nella mia più recente storia di cantautorato ho
attraversato silenzi necessari, zone d’ombra e di luce, caos e riordino
interiore, perché la vita mi stava preparando a un linguaggio nuovo, più
essenziale e coerente a chi sono oggi.
La
fiamma di “Via Ignis” è nata così: come la risposta ad un “Appello”
squisitamente personale!
Ho
realizzato, coscientemente, che ciò che cercavo fuori era già acceso dentro, e
quel fuoco chiedeva di essere riconosciuto, gestito e offerto al mondo.
Il disco è diventato una sorta di rito personale: un viaggio verso la
libertà dallo sguardo meccanico, dai programmi che per decenni mi hanno
governato senza che io me ne sia mai accordo davvero.
Questo è il tuo primo lavoro come
“solista”. Come mai la scelta di un disco?
La
solitudine creativa è arrivata come effetto collaterale dello scioglimento
degli Hoka Hey, il gruppo con cui ho prodotto musica fino ad un paio di
anni fa, ma oggi la considero causa primaria della mia necessità artistica di
aderire coerentemente e responsabilmente a chi sono, qui ed ora.
Ho
sempre cantato con altri, condividendo ispirazioni e progettualità; ma a un
certo punto la mia Essenza, e con essa, la mia voce hanno chiesto una
dimensione creativa più intima e personale.
Il
disco “Via Ignis” è il risultato tangibile di un lungo processo
meditativo e trasformativo attraverso cui posso raccontare una parte del
cammino interiore da me intrapreso, che negli ultimi anni si è fortemente
intensificato.
In
un brano singolo non si può trasferire che una “scintilla” del viaggio ma in un
intero album, composto peraltro da 12 brani (numero fortemente simbolico) si
può tentare di offrire l’intero incendio!
Sentivo la necessità di un contenitore ampio, di un territorio in cui la mia
ricerca interiore potesse respirare senza compromessi. E “Via Ignis” è il
risultato!
Come
è nata “Via Ignis” e come è stata percorsa la via della sua
realizzazione?
“Via
Ignis” è nata in un luogo immaginario che somiglia vagamente ad una sorta
di eremo interiore.
All’inizio
c’era solo un’immagine: un sentiero che bruciava ma non riusciva a consumare
totalmente il materiale superfluo, o meglio, il residuo di un ego ormai
insofferente e stanco.
Poi
sono arrivate le prime melodie, come piccole fiammelle timide ma ardenti! La
realizzazione è stata un percorso lento, perché non volevo manipolare in alcun
modo la creazione artistica: desideravo ascoltare ciò che le ispirazioni giunte
come sorprendenti e impagabili doni, avevano da comunicare, in primis, a me
stesso.
Ogni
brano è collassato nella materia in modo organico, come se emergesse da un
punto della coscienza che avevo, troppo a lungo, trascurato e ho camminato la
nuova esperienza con pazienza e fiducia, lasciando che la musica mi guidasse.
Per
questo mi piace dire che “Via Ignis” non l’ho scritta ma l’ho
attraversata.
So
che hai stampato anche delle copie fisiche, lavorate a mano con tuoi dipinti
originali. Ce ne vuoi parlare?
Sì, è stata un’intuizione naturale,
spontanea e quasi inevitabile:
viviamo in un’epoca digitale e, per certi versi, immateriale, quindi, sentivo
il bisogno di restituire alla musica un corpo … sostanza artistica! Ho dipinto
ogni immagine associata ai vari brani come se fosse un’icona personale: una
piccola reliquia di colore, simbolo della stessa fiamma che attraversa tutto il
progetto. Ogni canzone è diversa, perché porta una vibrazione unica, quindi,
l’ho associata ad un’immagine pittorica scaturita da un gesto irripetibile
della mano. Il tocco fisico, la materia, il colore: sono meravigliosi ponti tra
la dimensione “densa” e quella più sottile del “sentire” (che non a caso, è un
verbo che si presta a molteplici interpretazioni)!
Mi
piace pensare che chi possiederà l’opera artistica completa nella fisicità,
avrà tra le mani non tanto un oggetto, ma una simbolica soglia di passaggio
coscienziale.
Chi
è Emidio, oltre questo progetto?
(Permettimi
di sorridere prima di rispondere) Una domanda semplice
e immensa!
Credo di essere un viaggiatore della percezione, un essere umano che riesce
ancora ad osservare il mondo con occhi sempre un po’ stupiti.
Amo il silenzio, la natura, e tutto ciò che vibra oltre le mere apparenze e che
riesce a stimolare il mio contatto cosciente con il mistero e la Bellezza.
Sono una persona che tenta, ogni giorno, di liberarsi da ciò che non è
essenziale … dalle innumerevoli illusioni del mondo.
La
musica è uno strumento portentoso attraverso cui riesco ancora a “creare”
portando qualcosa di veramente “nuovo” laddove il vecchio, con le sue marmoree
radici, ingabbia le coscienze umane nel gioco dell’imitazione, delle
falsificazioni e delle ripetizioni sterili che tolgono il respiro alla
sacralità della Vita. Non vivo di sola musica, anche se amo farmi accompagnare
da lei per vivere armoniosamente ogni mia esperienza professionale,
familiare e sociale.
Grazie
per il tuo tempo, se vuoi lasciarci un’ultima “risposta” libera…
Ancora,
grazie a voi!
Vorrei
concludere questa intervista con una breve considerazione che mi auguro possa
richiamare l’interesse dei lettori: siamo tutti attraversati da una fiamma,
anche quando non la percepiamo. A volte basta fermarsi un istante, respirare, e
riconoscere che la nostra vita non è una semplice successione di giorni, ma una
straordinaria opportunità di conoscersi per scoprire l’Immenso in noi.
Se Via Ignis riuscirà ad accendere anche solo una scintilla di questa
consapevolezza in chi ascolta, allora il viaggio sarà compiuto.
lunedì 1 dicembre 2025
Atom Lux
Voidgaze
Dopamine Salad
https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig
Descrizione Album
Con il suo album di debutto Voidgaze
Dopamine Salad, Atom Lux (in parte Lucio Filizola)
intraprende una turbolenta esplorazione ai confini del rock psichedelico
contemporaneo.
Atom Lux nasce dal desiderio di
abbracciare l’instabilità come motore creativo. Invece di scegliere un solo
linguaggio musicale, Filizola intreccia psych rock, alternative, garage,
soft stoner e prog-pop, lasciando che si scontrino, si sovrappongano e si
trasformino in qualcosa di fresco e unico. Il risultato è un album che sfugge
alle definizioni, ma che al tempo stesso mantiene una forte coerenza: un
multiverso caleidoscopico tenuto insieme dalla forza gravitazionale
dell’energia rock più autentica.
Al centro di Voidgaze Dopamine
Salad si incontrano gioco e apocalisse, visioni allucinatorie e strutture
solide. I dieci brani poggiano su chitarre granitiche e riffose, synth
frastagliati, voci sature e una sezione ritmica pulsante, mentre i testi
spalancano porte su immaginari surreali e grotteschi: scimmie allucinate,
fiumi di lava, universi frattali, singolarità cosmiche letali, conigli
inebrianti, serpenti doppiogiochisti e danzatori isterici. Ogni traccia è
un portale diverso, ma tutte insieme compongono un mosaico sonoro vivido e
delirante, in cui caos e melodia convivono in tensione costante.
Pur non essendo un concept album,
il disco porta con sé un filo conduttore forte: la sensazione di un’insalata di
dopamina servita su un piatto fatto di lunghi sguardi nel vuoto, un banchetto
frammentato e ipnotico di emozioni, visioni e distorsioni. Il titolo stesso
riassume il paradosso che anima la musica di Atom Lux: un mix irriverente di
ironia, psichedelia e inquietudine esistenziale, servito con l’energia ruvida e
diretta di una live performance rock.
Con Voidgaze Dopamine Salad,
Atom Lux si presenta come una voce nuova e riconoscibile nel panorama
psych/alt-rock. Un lavoro eccentrico eppure curato, surreale ma radicato
nella tradizione, che dimostra come il rock possa ancora reinventarsi
quando viene filtrato da un’immaginazione senza confini. Più che un semplice
debutto, è un invito ad entrare in un multiverso sonoro in cui ogni ascolto
svela nuovi dettagli, nuove distorsioni, nuovi modi di guardare nel vuoto.
1.
Voidgaze Dopamine Salad è un debutto molto
particolare: da dove nasce l’idea di abbracciare l’instabilità come motore
creativo?
Credo che in generale l’eccesso di stabilità, in termini di
idee, opinioni, approccio alla realizzazione di progetti di qualsiasi genere,
possa risultare - in una certa misura - un freno. Anche volendo fare
un’analogia cinematica, un oggetto in equilibrio stabile, anche se perturbato
dall’esterno, torna poi al suo stato iniziale – non va da nessuna parte. La
creatività ha bisogno di dinamica, movimento, per questo motivo ricerco sempre
qualche forma di instabilità nel mio processo creativo.
l'intervista
2.
L’immaginario del disco è pieno di creature
surreali e visioni grottesche: come si sviluppano queste immagini nei tuoi
brani?
Sono stato sempre affascinato da tematiche surreali e
grottesche, soprattutto se associate ad un contesto ironico/umoristico (per
citare un esempio nella letteratura, Arthur Conan Doyle, o nel
cinema/televisione, il gruppo di autori comici Monty Python) e in qualche
misura mi viene spontaneo andare a ricercare in questo mondo le visioni,
le immagini e i personaggi da calare all’interno delle mie canzoni, facendo
acquisire loro in alcuni casi un vero e proprio valore narrativo, in altri lasciandole
aleggiare in una trama astratta, che ha
alla base un’idea di fondo, ma che non si sviluppa in modo lineare in uno
storytelling.
3.
Nonostante la varietà di linguaggi, l’album
risulta molto coerente: qual è la forza che tiene tutto insieme?
Credo che uno dei collanti che fornisce coerenza all’album
sia proprio – come dicevo - la mia passione per le tematiche surreali e
grottesche, ma oltre a quello, su un livello più musicale e meno tematico, c’è
sicuramente anche il sound che ho ricercato, che non è detto che in futuro non
cambierà (anzi quasi sicuramente evolverà), ma che in questo mio primo lavoro
ha assunto un’identità ben definita.
4.
Ogni traccia sembra un piccolo cortometraggio
psichedelico. Come costruisci questi “portali” sonori?
Nella maggior parte dei casi mi piace costruire i brani
attraverso una stratificazione, in modo incrementale, spesso partendo da
un’idea grezza di chitarra, tastiera o di melodia vocale, lasciandomi
trasportare senza pre-strutture, strato dopo strato, fino ad arrivare a
qualcosa che mi piace (o che va a finire nel cestino). Questo è anche legato al
fatto che sono da solo a fare tutto, dalla scrittura, agli arrangiamenti, fino
alle registrazioni e al mix. Ho trovato un mio equilibrio in questo processo e
ci sguazzo con piacere.
5.
Dopo anni di pausa e la fine dei Möbius Project,
cosa ha rappresentato questo disco per te?
Per quanto suoni cliché, e per quanto io non sopporti
i cliché, il disco rappresenta una sorta di formalizzazione di
una mia rinascita musicale, dato che ufficialmente il mio unico lavoro
discografico - oltre a Voidgaze Dopamine Salad - è stato proprio il
disco pubblicato con i Möbius Project. In mezzo, tra la fine dei Möbius e
l’inizio del progetto Atom Lux, ho continuato a suonare e a scrivere canzoni
(che probabilmente non vedranno mai la pubblicazione, questo non lo so) ma
sempre solo per me stesso, senza condividerle neanche sui social.
6.
Ti senti parte di una scena psych/alt-rock
contemporanea o preferisci restare fuori da qualunque definizione?
Il progetto è attivo dal vivo relativamente da poco tempo
(la prima esibizione dal vivo risale a gennaio 2025) quindi probabilmente
servirà ancora un po’ di tempo per addentrarci più a fondo nella scena
psych/alt-rock contemporanea (ci stiamo dando da fare in tal senso). In
generale non sono grande fan delle definizioni, soprattutto di quelle strette
– quindi anche se qualcuno volesse etichettare il nostro genere come “post-rock
di betulla acrilica cotta a bassa temperatura in pentole di vanadio” mi
andrebbe benissimo, a patto che questo ipotetico ascoltatore/etichettatore
apprezzi la nostra musica. Mi rendo conto però che le definizioni in qualche
modo sono essenziali per un primo indirizzamento dell’ascoltatore (per intenderci,
sconsiglierei il nostro disco ad una persona che – per qualche strano motivo -
voglia ascoltare esclusivamente musica tradizionale Tuvana).
7.
Qual è stata la sfida più grande nel trasformare
l’home recording in un album compiuto?
La sfida principale sta nel fare in modo che il prodotto
finale non abbia un sapore di “bedroom-rock”, cioè che i brani finiti,
all’ascolto finale, risultino professionali e di qualità. Ovviamente quando
tutto viene prodotto in casa, il rischio di una qualità inferiore c’è,
soprattutto se come metro di paragone si prende uno studio da centinaia di
migliaia (se non milioni) di euro, ma con un (bel) po’ di pratica, procedendo
anche per prove ed errori (soprattutto per uno come me, che partiva da nozioni
di tecniche di registrazione e missaggio praticamente nulle) si può ottenere un
risultato di buona qualità. In generale comunque rimango dell’idea che la
qualità di scrittura/composizione – banalmente della musica - abbia un valore
maggiore della qualità di registrazione (avete mai ascoltato una registrazione
di Robert Johnson, o in generale dei pioneri del blues di quasi un secolo fa?
La qualità è una cosa imbarazzante, eppure - un secolo dopo - la loro musica
non è dimenticata.)
8.
Che ruolo ha avuto l’ironia nell’equilibrio tra
gioco e apocalisse che attraversa il disco?
Vedo l’ironia come un elemento fondamentale da includere in tutti gli
aspetti della vita, e di conseguenza anche nella musica. Anche i temi più seri
possono solo diventare più interessanti e accattivanti se conditi con la giusta
dose di ironia. Riascoltandomi in testa mentre dico queste cose sull’ironia,
quasi fossero delle lezioni di vita (scusatemi) mi sto dando fastidio da solo
per quanto serioso sembra il mio tono, il che è ironico..mi fermo.
martedì 18 novembre 2025
Piaggio Soul
Combination feat. Diane Kowa – Allnighter Material
ASCOLTA E
COMPRA IL VINILE DA QUI
https://www.areapirata.com/en/prodotto/diane-kowa-the-piaggio-soul-combination-allnighter-material/
In un panorama italiano dove il soul
è spesso confinato ai margini, i Piaggio Soul Combination continuano a
difenderne la bandiera con coerenza e passione. Il collettivo toscano, che da
anni porta avanti un progetto dal respiro internazionale, torna con Allnighter
Material, un album che ribadisce la loro vocazione vintage e il loro amore
per la musica nera degli anni d’oro.
A impreziosire il nuovo lavoro è la
presenza di Diane Kowa, giovane cantante di origini africane al suo debutto
discografico: voce profonda, graffiante, piena di energia e di luce. Insieme,
danno vita a dieci tracce che si muovono con naturalezza tra soul, funk,
R&B e Northern Soul, in un continuo omaggio ai suoni della Stax
e della Motown.
I Piaggio non hanno l’urgenza di
stupire con l’innovazione: il loro obiettivo è evocare, restituire il calore
delle session in presa diretta, far rivivere il ritmo e la vitalità di un
genere che non ha mai smesso di far battere i cuori. E ci riescono, grazie a un
suono curato, autentico e privo di manierismi.
Allnighter Material è quindi un disco di mestiere e di
sentimento, un viaggio nel passato del soul filtrato attraverso un’anima
italiana, dove ogni brano sembra invitare a ballare ma anche a ricordare da
dove tutto è cominciato.
martedì 11 novembre 2025
Rescue Zone presentano
il video di Bed, un bellissimo concept video con atmosfere tra il dark e il
sognante
https://youtu.be/5QdGz0M2Kmc?si=FSTgxb4s9jvoGavw
IL BRANO
“Bed” si esprime in modo
distaccato dalla persona e racconta la condizione che ognuno di noi vive dentro
le proprie paure e insicurezze. Mostra come queste ci facciano sentire
oppressi, inadeguati e costantemente in conflitto con noi stessi.
È una spinta alla ribellione, prima
verso le nostre stesse gabbie interiori, per provare a uscire da quelle
situazioni che creiamo con gesti istintivi e affrettati. Ci ricorda che tutto
ciò di cui abbiamo bisogno va cercato ed ottenuto senza compromessi e paura.
Ogni riferimento rimanda a momenti di
riflessione; ogni domanda cerca una risposta, senza sapere se sarà davvero
quella giusta. Il brano racconta il passaggio dalla quiete apatica alla
ribellione, nella ricerca di una risoluzione personale.
IL VIDEO
Il video di Bed si apre con una mano
sanguinante e una camminata lenta, come se il pericolo fosse ormai alle spalle.
È solo una tregua illusoria: ciò che inquieta dentro non ha mai smesso di
muoversi. La cattura e il sacco calato sulla testa segnano il ritorno inevitabile
di quelle ombre.
Su un materasso, il corpo giace con il
volto coperto dallo stesso sacco. Mani che vagano ai lati sfiorano lo spazio
attorno, presenze che tornano a manifestarsi e richiamano ciò che era stato
messo a tacere.
Sul tavolo, circondato da figure mute,
una mano scivola dall’addome
al volto: un contatto che rivela la verità nascosta, come se ciò da cui si
fugge trovasse comunque il modo di manifestarsi.
Nel bagno, immerso nell’abbandono,
tutto si ribalta: chi tentava di fuggire diventa preda, e ciò che sembrava
distante prende il controllo. Il trascinamento per i piedi legati e il cerchio
rituale mostrano l’esposizione totale
alle proprie paure.
Nella sepoltura nasce un impulso di
ribellione, un gesto istintivo per non lasciarsi inghiottire definitivamente.
La corsa ritorna, tra cadute e riprese, fino alla stessa mano sanguinante che
chiude il video, identica all’inizio: il
confronto con sé stessi non finisce,
ritorna ciclicamente allo stesso varco.
BIOGRAFIA
I Rescue Zone si formano nel 2024,
dall’incontro tra cinque musicisti
decisi a trasformare le proprie esperienze in qualcosa di autentico e potente.
Tutto parte quando Emanuele, voce della band, contatta Nicola, bassista, nel
settembre dello stesso anno. Con Andrea alla batteria – compagno di palco di
lunga data di Nicola – e i chitarristi Alice e Raffaello, vecchi amici uniti
dalla stessa urgenza creativa, la formazione prende rapidamente vita.
Le loro influenze diverse si fondono
in un sound diretto, energico e moderno, dove melodia e impatto convivono in
perfetto equilibrio.
A giugno 2025 pubblicano il primo
singolo, “Get Away”, seguito da “Bed”, due brani che segnano l’inizio
del percorso dei Rescue Zone: una band che mette al centro l’istinto,
la coesione e la voglia di suonare senza compromessi.
giovedì 2 ottobre 2025
presentano
il terzo singolo,
"3
ottobre"
tratto
dall'album BARBARIE
Il 3 ottobre esce
“3 Ottobre”, terzo videoclip e quinto singolo di Barbarie, ultimo album dei
Nimby. Il brano, dal tono cantautorale, racconta la solitudine esistenziale e
il desiderio di cambiamento di fronte a un mondo alienato e consumista, ma
anche il rischio di cedere alla tentazione dell’“uomo forte”, possibile
dittatore contemporaneo. Il videoclip, girato in un crudo bianco e nero,
rinuncia all’estetica patinata per sottolineare il contrasto vita/morte e il
dilemma morale del protagonista. La scelta del monocromo concentra l’attenzione
su azioni e personaggi, disturbata però dalla presenza di dispositivi
elettronici simbolo di distrazione di massa. Il personaggio, diviso tra sogno
rivoluzionario e attrazione per il potere, è fragile nella sua solitudine e
incline alla corruzione, riflettendo un’umanità che, tra simboli e rimandi
storici, rischia di ripetere i propri errori.
Il
video, un elegante clip in bianco e nero, che porta magicamente a livello visuale
i contenuti della canzone, è stato realizzato dal regista Emanuele Spagnolo.
GUARDA
IL VIDEO
IL TESTO
Oggi,
mercoledì 3 ottobre,
ho
deciso di fondare un movimento individuale
per
la promozione di un nuovo giudizio universale
Ci ho
riflettuto ieri, martedì 2 ottobre
mentre
ancora intorpidito provavo a rendermi la vita meno uguale
Che
tristissimo eureka lui col suo pattume
Passo
svelto e schiena dritta,
si
liberava di un peccato consumista.
Una
cacca di plastica, neanche troppo sola
invocava
l’attenzione del testimone che era stato la sua gola
Dimmi
che sei con me, anche quando non trovo le parole
Dimmi
che sei come me, contemplatore della rivoluzione
Oggi,
mercoledì 3 ottobre
ho
deciso di affidare tutti sti sbagli alla pena capitale
Mi è
balenato ieri, martedì 2 ottobre
mentre
i saggi e i poveracci si masticavano boriosi le parole
Quasi
quasi mi arrendo, resterei in disparte,
ma ho
la smania di azzerare di giudicare il tutto per una parte
Dimmi
che sei con me, anche quando non vedo più di un dove
Dimmi
che sei come me, affascinato dal moderno dittatore.
BIOGRAFIA
Nata da un’idea del
frontman Tommaso La Vecchia e del chitarrista Aldo Ferrara, la rock band
esordisce dal vivo nel 2009 in Calabria, offrendo un sound autentico nel
panorama indie alternative italiano.
Il primo lavoro è l’Ep del 2010 "A glimpse of
world seen thru the eyes of an old tree" forte della presenza musicisti
della scena locale come Arco Parentela (4Gradi Brix, Gioman) al basso e Antonio
Guzzomì (Meat For Dogs, Bretus) alla batteria.
Il primo LP della band è “Not In My Back Yard” del 2013, con la coproduzione di
Fabio Magistrali (Afterhours, Marta Sui Tubi, Rosolina Mar, etc.). Nella
formazione ci sono Gianluca Fulciniti (batteria), Stefano Lo Iacono (basso),
Francesco La Vecchia (chitarra), Raffaele De Carlo (cori e flauto traverso); Le
registrazioni, in presa diretta, vengono eseguite al MuSaBa. di Mammola (RC)
parco-museo dell’artista internazionale Nik Spatari che ospita tutta la band
nella sua splendida foresteria e concede l’utilizzo di ben tre opere pittoriche
per l’artwork del cd.
Dopo la realizzazione del primo videoclip “Summer” nasce un’intesa col regista
Matteo Scarfò che, oltre a realizzare il video di “Cinema” sceglie alcuni brani
di “Not In My Back Yard” tra le musiche del docu-film “BOMB! Fantasia In
Fiamme”, dedicato alla vita e alla poesia “Beat” di Gregory Corso.
Il secondo album, “NIMBY II” del 2018, è realizzato in coproduzione artistica
con Manuele Fusaroli (Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro degli Orrori,
One Dimensional Man, Karate), registrato e mixato al Natural Headquarter Studio
di Corlo (FE) con l’assistenza al banco di Federico Viola. A sostiuire
Gianluca Fulciniti c’è Simone Matarese (Meat For Dogs, Bretus, Bruno & The
Souldiers). Illustrazioni e grafiche dell’LP sono stati realizzati dall’artista
Andrea Grosso Ciponte, professore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Il
formato fisico in vinile è stato stampato dalla PPM. La copertina ha vinto il
Best "Art Vinyl Choice" nel concorso BEST ART VINYL 2018 che premia i
più bei vinili del panorama italiano.
Nel 2020 Vins Perri (Sharada) - batteria e voci - e Giuseppe Quaresima – basso
- subentrano rispettivamente al posto di Simone Matarese e Stefano Lo Iacono
per produrre nuovi brani presso il NUNULAB Studio (Mammola - RC) e il Black
Horse Music Studio (Catanzaro). Inizia, dunque, una nuova stagione compositiva
dove la poetica di Tommaso cambia prospettiva: dalle tematiche contemplative o
introspettive dei primi due album, nel nuovo lavoro il cantante volge lo
sguardo verso particolari fenomeni sociali, senza perdere l'opportunità di
raccontarli attraverso giochi surreali e lenti caleidoscopiche. Nel 2023 il
bassista Manuel Grandinetti entra nella formazione in sostituzione di Giuseppe.
Nel dicembre del 2023 esce in digitale con l’etichetta “Semplicemente Dischi”
il primo singolo del terzo disco “Barbarie”, “Avatar”, insieme al videoclip
realizzato in frame by frame da Raffaele Rotundo dell’Accademia delle Belle
Arti di Catanzaro.
Nel settembre 2024 esce il digitale sempre con la stessa etichetta il secondo
singolo "Montevideo" insieme al videoclip realizzato dal regista
Giuseppe Curti (aiuto regia in Freaks Out, Lo Chiamavano Jeeg Robot). Il 5
ottobre 2024 suonano a Faenza sul "Palco Crescendo" del Festival MEI
mentre qualche settimana dopo il videoclip di Montevideo riceve il premio
"Onda Rock Music Video Contest".
Il 21 Marzo 2025 esce in vinile e in digitale il terzo album Barbarie,
anticipato dai singoli "A Terra" e "Johnny Freak".
Negli anni la band condivide il palco con gruppi come Jeniferever, Octopuss,
Saint Just, Sick Tamburo, Bud Spencer Blues Explosion, Andy Timmons,
Rezophonic, Omar Pedrini, etc; preziosa la collaborazione con Franco Dionesalvi
per alcuni spettacoli di musica e poesia, presentati in rassegne come il
“Festival delle Serre” di Cerisano, “Primavera dei Teatri” di Castrovillari e
il “Festival Internazionale della Poesia” al MUDEC di Milano. Infine, si
segnalano partecipazioni ai migliori festival musicali calabresi come
Invasioni, Restart Cosenza Vecchia, Color Fest, Trame, Rock On Martirano
Lombardo, Tradizionandu, Onda Rock etc.
BARBARIE
Tra le onde agitate
della nostra umanità decadente, la band vuole offrire un nuovo equilibrio
attraverso il linguaggio del rock alternativo, ricco di intenzioni cantautorali
e libero dagli schemi dell’industria musicale nostrana. In un periodo storico
in cui l'esistenza dell'umanità è messa alla prova e in discussione, in questo
album i Nimby provano a raccontare, attraverso determinati personaggi e
fenomeni sociali, le contraddizioni della nostra epoca. Se nei brani i testi di
Tommaso fanno volgere lo sguardo verso gli ultimi della società, la copertina
offre invece una prospettiva verso chi ha intenzione di manipolare le nostre
menti e ci fa sprofondare nella Barbarie. Attraverso un gioco di assonanze il
barbiere della copertina, realizzata su tela dall’artista Matteo Marcucci alias
Mista Mark, è il medium a cui affidiamo ciò che antropologicamente di più
vicino è alla mente dell’uomo: i capelli che, nella Storia del rock, sono un
simbolo del vigore con cui viene trasmesso, attraverso linguaggi differenti, l’istinto
controculturale del musicista. Il volto mostruoso nel quarto riquadro
rappresenta il “taglio” finale realizzato dal Barbiere per sottomettere le
nostre menti al Potere. Il disco, annunciato in precedenza dai singoli Avatar e
Montevideo, è stato autoprodotto dalla band in totale modalità DIY; le
registrazioni il missaggio e il mastering sono state affidate a due studi di
Registrazione, il NunuLab (Mammola - RC) e il Black Horse
MusicStudio(Catanzaro).
IL VINILE
Il disco,
annunciato in precedenza dai singoli Avatar e Montevideo, è stato autoprodotto
dalla band in totale modalità DIY; le registrazioni il missaggio e il mastering
sono state affidate a due studi di registrazione, il NunuLab (Mammola - RC) e
il Black Horse Music Studio (Catanzaro).
Oltre che al
formato digitale è prevista anche l’uscita di un formato fisico molto speciale:
sono state stampate 200 copie a 33 giri numerate, di cui le prime 100 su vinile colorato naturale con
un multi splatter richiamante i colori
della copertina, sono già soldout. Inoltre, l’inserto interno, coi testi da un
lato e la copertina dall’altro, darà la possibilità di approfondire il
contenuto delle liriche ed eventualmente utilizzare l’opera dell’artista Mista
Mark presente come poster da incorniciare.
La stampa del vinile, realizzata con
l’etichetta catanzarese Semplicemente Dischi è stata affidata alla giovane
fabbrica calabrese di Vinili Southbound Press, una delle pochissime fabbriche
in Italia capace di offrire la stampa di vinili colorati splatter e marble.
martedì 30 settembre 2025
Slow Rush presentano il video Be Your Movie... estetica tra
il pop, il kitsch e il trash... brano power pop con attitudine punk
Link a YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=4-ZosMo5hg8
Intro/Descrizione
video:
Be Your Movie,
ideato dagli Slow Rush e diretto da Alberto Frisinghelli, trasformano un brano
già di per sé carico di riferimenti pop e nostalgia in un vero e proprio
videoclip surreale. Il video si muove tra commedia e sogno ad occhi aperti,
senza mai prendersi troppo sul serio, ma riuscendo al tempo stesso a
fotografare perfettamente lo spirito del pezzo.
Il titolo è il
cuore del gioco: Be Your Movie diventa sia una dedica romantica che
un’irresistibile onomatopea campagnola (moo-vie), e il video sfrutta questo
doppio registro con una serie di scene volutamente sopra le righe. Vediamo così
mucche che rincorrono i protagonisti, sirenetti con barba e baffi, stanze anni
2000 tappezzate di VHS e poster, fino a telefonate infinite fatte da banane
umane che chiamano altre banane. Ogni sequenza è un omaggio ironico e
affettuoso all’immaginario adolescenziale che ha nutrito una generazione, tra
teen drama americani e pomeriggi passati davanti alla TV.
La forza del video sta proprio nell’abilità di mischiare i registri: il tono
goliardico e leggero non cancella la profondità del senso del testo, ma la
amplifica, mettendo in scena quel senso di confusione brillante che accompagna
le prime scoperte, i primi innamoramenti e i primi desideri che non
corrispondono a ciò che il mondo si aspetta da te. È un linguaggio visivo che
sembra dire: “sì, è tutto assurdo, eppure siamo esattamente qui, dentro questa
assurdità, a riconoscerci”.
E se la componente estetica guarda dichiaratamente al kitsch e al trash
consapevole (camerette colorate, glitter ovunque, accessori fuori moda tornati
cool), a dare sostanza al tutto è il finale: una panoramica su Vicenza, la
città natale del trio. Una chiusura semplice ma potentissima, che riporta il
racconto all’origine, mostrando che dietro le parodie e i travestimenti c’è un
gruppo che non ha paura di dichiarare da dove viene e cosa sogna di diventare.
Be Your Movie non è
solo un video, ma un manifesto di intenti: gli Slow Rush non si limitano a
citare la cultura pop, la vivono, la deformano e la restituiscono con la
freschezza di chi vuole divertirsi ma anche lasciare un segno.
Autoironia punk e libertà queer, un piccolo cult in potenza, capace di parlare
a chiunque sia cresciuto con cartoni animati, VHS impazzite e crush
impossibili.
Biografia band:
Gli Slow Rush nascono nel 2020 a
Vicenza e suonano con l'urgenza di chi sa che perdere tutto non è un'opzione.
Emo-core, alternative rock, il suono di una VHS che si inceppa a metà di una
scena che avresti voluto rivedere e un approccio “take-it-or-leave-it” che
celebra l’autenticità sopra ogni compromesso con un’identità che oscilla tra
l’accettazione del disagio e l'introspezione.
Slow Rush è molto più di un
semplice progetto musicale: è un viaggio interiore che propone di mettere a
nudo la verità, come una lente che indaga la realtà delle emozioni e dei
pensieri nascosti, sfidando le convenzioni stilistiche musicali di un panorama stracolmo
di falsità confezionate, scegliendo sempre la strada dell'autenticità cruda.
Anche quando fa male.

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