martedì 14 aprile 2026

 

Anima Mundi: complessità e bellezza

STEFANO LENTINI & LELÉKA

ANIMA MUNDI

© ℗ COLOORA RECORDS | SIAE 2026

STORES: https://music.imusician.pro/a/WS1TMeF5

 

INTERVISTA

Hai collaborato con artisti e produzioni molto diverse: cosa ti ha lasciato questo percorso? Lavorare con Viktoria è stato incredibile, un flusso continuo di stimoli inattesi, tessiture, strutture parallele. Un arricchimento reciproco nel senso più pieno del termine.

In che modo il lavoro sulle colonne sonore ha influenzato la tua scrittura? Mi ha insegnato a essere più diretto. Lavorare con i registi è stato come lavorare con grandi produttori capaci di svegliarti e mostrarti una strada che non credevi ti appartenesse, e che invece si rivela la più tua.

"Anima Mundi" sembra molto personale: è stato un progetto più intimo del solito? È un progetto a cui ho dedicato un tempo senza scadenza, lasciando che maturasse fase dopo fase. A differenza di altri lavori con una timeline definita, qui c'è stata più fermentazione.

Quanto è importante per te la sperimentazione? È qualcosa di molto ambivalente: può essere azione sterile oppure luogo della rivoluzione. Per me ha valore solo quando arriva in modo autentico. Se è puro virtuosismo, non mi interessa.

Ti senti parte di una scena musicale precisa? Direi che appartengo a una categoria di ricercatori di lingue sconosciute, qualcosa di trans-genere, che forse non esiste come scena definita, ma di cui ritrovo le tracce qua e là, nei contesti più disparati.

Che ruolo ha la ricerca etnomusicologica nel tuo lavoro? Dell'etnomusicologia apprezzo la curiosità, l'apertura, la capacità di ascolto. Mi interessa molto meno la tendenza a cristallizzare i contenuti musicali in regole, teorie, strutture rigide. Ha quindi un ruolo fondamentale nel mio lavoro, nella misura in cui si traduce in un modo di ascoltare.

Come scegli i musicisti con cui collaborare? Devono avere diverse qualità insieme: quella tecnica, una sorta di saggezza timbrica del proprio strumento, un contatto profondo con le sfumature di ciò che producono, e una zona di personalità peculiare che, se stimolata, li rende più protagonisti.

Questo progetto rappresenta un punto di arrivo o di partenza? Non credo esistano punti di arrivo in senso assoluto. Eppure Anima Mundi per me ha significato il coronamento di un traguardo estetico e il raggiungimento di una qualità sonora importante.

BIOGRAFIA

STEFANO LENTINI
Nato a Roma nel 1974, Stefano Lentini attraversa la musica come un territorio di confine tra memoria e innovazione. Le sue colonne sonore – oltre quaranta tra cinema e televisione – danno voce a emozioni profonde, con una scrittura elegante e ricercata.

Da Fury a Belcanto, il suo lavoro riflette una continua esplorazione del suono. Premiato e ascoltato in tutto il mondo, è rappresentato dalla Gorfaine/Schwartz Agency, sulle orme di Ennio Morricone.

LELÉKA
Viktoriia Leleka è una voce che unisce radici e presente. Nata in Ucraina e cresciuta artisticamente tra Kyiv e Berlino, fonde folk e jazz in un linguaggio personale.

Con il progetto Leléka e l’identità elettronica Donbasgirl, attraversa tradizione e contemporaneità.
Nel 2026 porterà la sua musica all’Eurovision con Ridnym.

domenica 5 aprile 2026

 


BRAM STALKER - B.S. 

 

ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

https://bramstalker.bandcamp.com/album/b-s 

 

 

INTERVISTA

 

1.            “Flowers” parte dalla batteria: che ruolo ha Jacopo nel processo creativo?

 

Il titolo esatto del brano è Flowers on my troubles. Jacopo è un coglione, pigro, ha anche una pessima memoria. Però ha anche dei difetti. Scherzi a parte, essendo un duo, la batteria si è ritrovata a sostenere e fare da fondamenta al muro del basso, su cui poi si appoggia anche la voce. Quindi direi che nel processo creativo, mentre scriviamo in sala, se le parti di batteria non girano come si deve, non si va avanti.

 

 

2.            Come lavorate sull’intensità emotiva della voce?

 

C'è poco ragionamento, di solito faccio tre take di getto e poi prendo quello che mi piace di più. Senza pensare troppo.

 

 

3.            Il disco parla molto di illusioni personali: quali sono le più difficili da smascherare?

 

Quelle a cui siamo più legati, che probabilmente sono anche quelle che teniamo più sopite.

 

 

4.            Avete mai avuto paura del silenzio?

 

Mai. Io personalmente lo adoro.

 

5.            Cosa vi mette più a disagio: il mondo fuori o lo specchio?

 

Come il mondo fuori possa modificare la visione dello specchio.

 

6.            Che differenza c’è tra rabbia e odio?

 

Madonna che domanda complicata.

Credo siano due emozioni molto vicine.

La rabbia è un'emozione primitiva, intensa e spesso breve, che avviene in risposta ad una situazione frustrante. L'odio, invece, è un sentimento duraturo, strutturato e consapevole, il prodotto di una rabbia cronicizzata, che si concentra sul desiderio di danneggiare, distruggere, sfogare e quindi esorcizzare la rabbia stessa.

 

BIOGRAFIA

Bram Stalker è un duo nato nel 2018 e formato da Andrea Maceroni (voce e basso, produttore discografico presso Slam Studio Recordings www.slamstudio.it ) e Jacopo De Marco (batteria).

Bram Stalker è power duo che non suona la chitarra, viene dalle montagne e ci resta più che può… lontano dai centri nevralgici della scena.

Il suono è costruito esclusivamente su basso, batteria e voce: essenziale, fisico, diretto.

Bram Stalker  è ansia, rabbia, eccitazione e birra bionda; sei tu in preda alla paura del tuo peggior nemico, che poi alla fine sei sempre tu; è rimorso, ancora rabbia, inadeguatezza e ipocondria, un ansiolitico non preso e una giornata di tachicardia.

Dopo un primo EP, la band torna con “B.S.”, dodici brani selezionati da oltre venticinque scritti negli anni.

In passato il duo ha collaborato con Nick Oliveri (Queens of The Stone Age) e aperto un concerto degli IDLES, consolidando un’attitudine live intensa e diretta. 

 

mercoledì 18 marzo 2026

 


Zondini

“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

Kingem Records

Un album pieno di canzoni da sfogliare

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

Ascolta l’album in streaming

https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

 

 

L’INTERVISTA

 

 

1. Hai scritto “Romantasy” all’alba: che momento era della tua vita?

Era un momento di passaggio. L’alba è una soglia: non è più notte, ma non è ancora giorno. È un punto in cui tutto sembra sospeso, più silenzioso, più leggibile.

È anche il momento in cui senti una pace diversa, quasi irreale. Come se il mondo si fermasse un attimo prima di ripartire.

Mi ha sempre dato quella sensazione lì, un po’ da terra di mezzo, come in Ladyhawke, dove due stati opposti riescono a coesistere per un attimo.

“Romantasy” nasce in quello spazio: quando qualcosa finisce, ma qualcosa di nuovo non ha ancora preso forma.


2. Cosa ti affascina del fenomeno narrativo romantasy?

Mi affascina perché non è solo un genere, ma una risposta a un bisogno molto preciso. Il romantasy unisce due cose fortissime: l’evasione del fantasy e il coinvolgimento emotivo del romance.

Negli ultimi anni si sono viste delle tendenze molto chiare: penso al dark fantasy esploso sui social un paio d’estati fa, più cupo, più ambiguo, più stratificato, che ha influenzato anche il mio modo di ascoltare e creare musica.

Il romantasy è un’evoluzione di quel percorso: non ti basta più scappare in un altro mondo, vuoi anche viverci delle emozioni riconoscibili.

E forse il suo successo sta proprio lì: non ti allontana dalla realtà… ti offre un modo diverso per attraversarla.


3. È una canzone malinconica o speranzosa?

Direi entrambe, ma non nello stesso momento. Nel testo convivono due piani: da una parte il sogno, “il mondo è un sogno misterioso ed arcano”,  dall’altra una realtà che osserva, controlla, non comprende davvero .

C’è amore, ma anche distanza. C’è apertura, ma anche una sensazione di fragilità costante. È malinconica mentre la vivi,  ma lascia intravedere una possibilità.

Non è una speranza dichiarata. È più una tensione.


4. Ti senti vicino a quella ragazza che cammina sfuocata tra le pagine di un libro?

Sì, in modo molto diretto. Romanzi, fumetti, serie tv e musica sono stati un riferimento fondamentale nella mia vita emotiva, soprattutto da adolescente.  Arrivavano nei momenti giusti, spesso prima delle persone reali.

Penso a Gilbert O'Sullivan, alla Torre Nera di Stephen King, a Star Trek: The Next Generation, a Maison Ikkoku.

Non erano solo evasione. Erano strumenti per capire quello che stavo vivendo. Quella ragazza è sfocata proprio per questo: non è completamente definita, ma riesci comunque a riconoscerti in lei, o comunque provare empatia.


5. Quanto conta oggi la fuga nella fantasia?

Conta più di prima, ma è cambiata. Oggi abbiamo accesso immediato a qualsiasi contenuto,
ma questo non significa che stiamo immaginando di più. Anzi, spesso succede il contrario.

Lo streaming e gli algoritmi tendono a semplificare tutto, a offrirti esperienze già costruite, già digerite. Non ti chiedono uno sforzo.

Il rischio è perdere quella parte attiva della fantasia, quella che richiede tempo, vuoto, attenzione.

Per questo credo sia importante, ogni tanto, uscire da quel flusso e tornare a cercare qualcosa che non sia immediatamente disponibile.


6. Pensi che la tua generazione si senta più capita dai personaggi immaginari che dalle persone reali?

In parte sì. I personaggi immaginari sono costruiti per comunicare in modo diretto,
per arrivare subito a un punto emotivo preciso.

Le persone reali sono più complesse, più contraddittorie, meno immediate. Noi siamo cresciuti in mezzo a entrambe le cose: da un lato mondi narrativi molto potenti, dall’altro una realtà che non sempre riusciva a esprimersi con la stessa chiarezza. Questo crea uno scarto.

Il punto non è scegliere uno o l’altro,  ma imparare a non perdere profondità nel passaggio tra i due.



 

7. Se “Romantasy” fosse un film, che atmosfera avrebbe?

Sarebbe un film di dark fantasy romantico, a metà tra un anime anni ’90 e un racconto sentimentale sospeso.

Uno di quei film in cui convivono due dimensioni: da una parte un mondo immaginario, dall’altra relazioni molto intime, fragili, mai completamente risolte.

L’atmosfera sarebbe quella tipica di certi anime come The Vision of Escaflowne o Neon Genesis Evangelion: epica e allo stesso tempo malinconica, capace di alternare momenti molto emotivi a una sensazione costante di distanza.

Visivamente lo immagino così: luci soffuse, città osservate da lontano, personaggi che si cercano ma non coincidono mai del tutto.

C’è sempre un leggero ritardo emotivo, come se tutto arrivasse un attimo dopo.

In questo senso, questa visione si collega direttamente a Romantasy ’96, che è un progetto nato proprio da questa immaginazione.

È un EP rivolto al mercato giapponese che rilegge il lato più fantasy dell’album Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante, costruito partendo da un’idea precisa: immaginare che questa musica fosse uscita davvero nel 1996, in Giappone.

Cinque brani, tutti in giapponese, pensati per inserirsi nell’esstetica J-Pop anni ’90 e degli anime che univano fantasy, amore e malinconia in modo molto diretto, ma mai banale.

Non è solo  nostalgia.  È un tentativo di entrare dentro quel linguaggio emotivo e usarlo oggi. Per questo, se “Romantasy” fosse un film, non sarebbe solo una storia:  sarebbe la colonna sonora di qualcosa che sembra già esistere nella memoria,  anche se non sai esattamente dove o quando l’hai visto.

 

Presentazione album

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante è un concept album che ruota attorno a due figure simboliche: Fantasy e Sci-Fi. Un ragazzo e una ragazza che fuggono da un mondo devastato, alla ricerca di rifugio nella fantasia, nell'amore e nella musica. Non sono protagonisti di una storia lineare, ma frammenti di una generazione che si sente senza futuro, abbandonata da chi avrebbe dovuto proteggerla.

L’intento non è moraleggiare, ma evocare. Ogni brano è una cartolina da una realtà parallela, in cui le emozioni hanno ancora diritto di cittadinanza. Le immagini sono forti, surreali, spesso ironiche, ma sempre mosse da una profonda urgenza comunicativa.

Tre brani chiave:

     "Gentile Donzella" – Un inno alla tenerezza perduta, ambientato in un'Italia immaginaria che somiglia a un ricordo sbiadito. Un bar dell’oratorio, un jukebox, un giardino segreto: elementi di una nostalgia dolce e senza tempo.

     "Romantasy" – Brano simbolo dell’album, nasce all’alba e racconta una ragazza che cammina sfuocata tra le pagine di un libro e i silenzi di una città ipercontrollata. Un inno visionario e malinconico ispirato alla sensibilità romantica e alla perdita di connessione con il reale,. Una fuga nella fantasia per sopravvivere al presente.

     "Gruppo Sanguigno #404" – Forse il brano più politico del disco. Una generazione ha perso il cuore, gli eroi, l’indignazione, ma sente ancora la necessità di ribellarsi e dare voce alla propria rabbia.

Zondini, artista cesenate, torna con un disco fuori dalle mode e pieno di verità. Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante è un lavoro coraggioso, pubblicato in digitale da Kingem Records, prodotto in autonomia, ma con una visione forte e coerente. Ideale per chi cerca nella musica riflessioni autentiche, immagini forti e qualche sorriso malinconico. Dopo anni di carriera tra Tiny Tide, il Tenco e la RAI, questo album segna una nuova tappa, intima e necessaria.

Info sull'album: https://www.spazio1984.it/category/new-music-machine/


Bio artista (Zondini)

Zondini è il volto cantautorale di un artista romagnolo con una lunga storia nella scena indipendente italiana e internazionale. Attivo dagli anni '90, debutta come Mark Zonda in una Cesena che suonava ancora nelle camerette con tastiere e loop.

Nel 2007 fonda il progetto Tiny Tide, diventato una cult band dell'indie-pop italiano grazie a singoli come Girls From Ronta (trasmesso anche in UK, Belgio e California) Tiny Tide ha aperto concerti per band inglesi, svedesi e francesi, portando la Romagna oltreconfine.

Nel 2012 nasce il progetto Zondini, con l'album Re:Visioni del Tempo, candidato al Premio Tenco. Il percorso continua fino al 2016 con NoiSe, ultimo album a nome Zondini prima di una pausa creativa e della nascita del nuovo progetto musicale Calcetto. Nel 2024 torna anche Tiny Tide con l'album My Clubbing Days. Nel 2026, invece, Zondini pubblica Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: un concept album interamente prodotto in autonomia, che raccoglie l’eredità delle sue esperienze precedenti, aprendone una nuova.


 

Contatti e ascolto

Guarda i video:
https://www.youtube.com/watch?v=l0RN28jzfQY
https://www.youtube.com/watch?v=RQIo89NJs2M

 

 

 

 

 

 

martedì 10 marzo 2026

 


BRAM STALKER - B.S.

 

ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

https://bramstalker.bandcamp.com/album/b-s

 

“B.S.” dei Bram Stalker è un disco che non chiede permesso. Entra, prende spazio e ti costringe a restare. Dodici brani registrati in presa diretta, senza click e senza chitarra: solo basso distorto, batteria martellante e una voce abrasiva che non racconta, ma attacca. Il risultato è un suono fisico, compatto, quasi claustrofobico, che alterna groove e muro sonoro senza concedere tregua.

L’apertura con “Here Comes The Hail” è un’allerta apocalittica: la ripetizione ossessiva di “run away now” sembra un mantra paranoico, fino all’esplosione finale. Il disco si chiude con “No North”, altrettanto dark, quasi colonna sonora di un mondo al collasso. In mezzo, rabbia e tensione: “Little Thorn” affonda su riff mastodontici e beat nervosi, “Army In My Head” rallenta e si fa doom, evocando scenari di guerra interiore prima ancora che civile.

“B.S.” significa bullshit, ma qui di artificiale non c’è nulla. È un lavoro introspettivo e feroce, che guarda più allo specchio che al sistema. Non è un disco di denuncia, è un regolamento di conti. E quando finisce lascia addosso una sensazione di tempesta appena passata: l’aria è più fredda, ma più vera.

 

Zondini

“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

Kingem Records

Un album pieno di canzoni da sfogliare

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

Ascolta l’album in streaming

https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

 

Ci sono dischi che si capiscono subito. Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante no. Ha bisogno di qualche ascolto, di qualche passeggiata notturna con le cuffie, di un po’ di distanza dal rumore quotidiano. Solo allora comincia a parlare davvero.

Zondini costruisce un universo fragile e resistente insieme. Fantasy e Sci-Fi non sono eroi, ma sopravvissuti emotivi. Ragazzi che cercano rifugio nelle storie, nei suoni, nelle piccole cose. L’album non vuole insegnare nulla: vuole condividere uno stato d’animo.

Pianeti è uno dei momenti più riusciti: chitarre che si avvolgono intorno alla voce come orbite, un blues pop spaziale che sembra sospeso tra cameretta e galassia. Credi In Me, invece, mostra il lato più luminoso del disco, con un ritmo upbeat che profuma di pop sixties.

Il bello è che nulla suona forzato. Tutto sembra nato per necessità, non per strategia. In un’epoca di playlist e algoritmi, Zondini pubblica un album che chiede attenzione. E la ripaga.




lunedì 23 febbraio 2026

NANCO PRESENTA "IVA E' PARTITA"... Da un lato, IVA è una donna reale.... Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo Artista: Nanco “Iva è partita” NANCO Iva è partita 2026 Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. INTRO AL BRANO “Iva è partita” costruisce il proprio racconto su un doppio significato che attraversa l’intera canzone e trova nel videoclip la sua forma visiva. Da un lato, IVA è una donna reale: una presenza affettiva, fragile e conflittuale, legata sentimentalmente a un giovane imprenditore. Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo. Il titolo diventa così una frattura di senso: “Iva è partita” è insieme l’abbandono della donna amata e il logoramento silenzioso di una vita imprenditoriale schiacciata dalle responsabilità. Amore e sistema economico si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.… Testo Io ti seguivo, a tratti veloci su tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non c’era niente di vero, non era vero niente. Mi ravvedevo e per poco abboccavo, ipotizzavo, se pure fosse, quanto ti piace parlarmi di promesse. Avvisi atroci a forma di croci, condoni feroci di tutti gli ammanchi. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. Poi m’è sembrato — ed io non ti pago, correggimi pure se sbaglio — hai preso i sogni dal cassetto e li hai messi nel bagaglio. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. C’è lo studio di settore che quantifica l’amore, nonostante il ragioniere, nonostante il tuo dottore. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. BIOGRAFIA Nino Di Crescenzo, in arte Nanco, nasce a Teramo il 15 marzo 1975. Dopo l’esordio nel 1994 al Festival di Castrocaro, interrompe il percorso musicale per poi riprenderlo nel 2013 adottando lo pseudonimo Nanco e scrivendo il brano Amsterdam, finalista al Cantagiro 2014 e vincitore del Premio Speciale della Giuria per l’originalità del testo al Premio Alex Baroni 2015. Nel 2016 pubblica il primo album, Acerrimo, con la partecipazione di Goran Kuzminac in due brani. Il disco viene candidato tra le dieci migliori opere prime al Premio Tenco 2016, mentre il brano omonimo entra nei titoli di coda del film Timballo, con Maria Grazia Cucinotta e Ivan Franek. Nello stesso anno Carolina e la pioggia è semifinalista al Premio Pierangelo Bertoli. Nel 2017 esegue Ti invito in Abruzzo su Rete4 nel format Pianeta Moda e raggiunge la finale del Premio De André, condividendo negli anni il palco con artisti e personalità della scena nazionale e aprendo concerti di Francesco De Gregori, Filippo Graziani e altri protagonisti della musica italiana. Nel 2019 pubblica il singolo Dentro, prodotto con Giorgio Ciccarelli (Afterhours, CSI), seguito nel 2020 da Marsinell, dedicato all’emigrazione abruzzese in Belgio, con arrangiamenti del maestro Enrico Melozzi. Dalle successive collaborazioni con Melozzi e Paolo Giovenchi nascono nuovi brani ancora inediti. Con “IVA è partita”, Nanco inaugura una nuova fase del proprio percorso: un ritorno al cantautorato che unisce dimensione intima e racconto sociale, dando voce alle fragilità e alle contraddizioni del presente.

lunedì 8 dicembre 2025

 


Emidio de Berardinis

presenta

VIA IGNIS...

https://open.spotify.com/intl-it/album/2z2jf1h7hZLQkrfMTNQPNe?si=KwqWYQ6cRNuauQai0eNOew

 

Via Ignis, il nuovo lavoro autoprodotto da Emidio De Bernardinis, non è un disco: è una fenditura. Un varco aperto in quello spazio interiore che siamo abituati a ignorare mentre scorriamo distrattamente lo schermo di uno smartphone. Dodici canti costruiti come altrettante stazioni di un percorso iniziatico, in cui l’ascoltatore non è invitato a “godere” della musica, ma a misurarsi con essa.

Il concept affonda le radici nell’immaginario simbolico degli Arcani Maggiori, in particolare nella figura dell’Appeso, archetipo del ribaltamento dello sguardo. De Bernardinis assume quella postura sospesa e la traduce in brani che rifiutano ogni tentazione di compiacimento: niente slogan motivazionali, nessun ritornello consolatorio, ma una scrittura che alterna ferocia e tenerezza, visioni mistiche e fenditure psicologiche.

La voce si fa deserto, talvolta abisso, talvolta preghiera. Le parole sono affilate, ma capaci di aprire spiragli luminosi in chi accetta di lasciarsi “fermare” da queste tracce che non accompagnano: deviano, disturbano, spogliano. È un album che predilige il fuoco alla forma, l’urgenza alla levigatezza, e proprio per questo colpisce come un rito di passaggio.

Via Ignis è un invito alla disobbedienza interiore: una chiamata a spegnere l’automatismo del quotidiano per riaccendere il centro della coscienza. Ne si esce scossi, forse stanchi, ma più lucidi. Un disco che non cerca consenso, ma risveglio. Da attraversare con cautela, magari in ginocchio — ma con la promessa di rialzarsi diversi.

 

Piacere di conoscerti Emidio, ci parli un po’ di te e della tua relazione con “Via Ignis”?

 

Il piacere è mio! Anzi, grazie di cuore per lo spazio che mi dedicate.
“Via Ignis” non è soltanto un disco: è una parte di me che ha deciso di manifestarsi senza veli. Nella mia più recente storia di cantautorato ho attraversato silenzi necessari, zone d’ombra e di luce, caos e riordino interiore, perché la vita mi stava preparando a un linguaggio nuovo, più essenziale e coerente a chi sono oggi.

La fiamma di “Via Ignis” è nata così: come la risposta ad un “Appello” squisitamente personale!

Ho realizzato, coscientemente, che ciò che cercavo fuori era già acceso dentro, e quel fuoco chiedeva di essere riconosciuto, gestito e offerto al mondo.
Il disco è diventato una sorta di rito personale: un viaggio verso la libertà dallo sguardo meccanico, dai programmi che per decenni mi hanno governato senza che io me ne sia mai accordo davvero.

 

Questo è il tuo primo lavoro come “solista”. Come mai la scelta di un disco?

 

La solitudine creativa è arrivata come effetto collaterale dello scioglimento degli Hoka Hey, il gruppo con cui ho prodotto musica fino ad un paio di anni fa, ma oggi la considero causa primaria della mia necessità artistica di aderire coerentemente e responsabilmente a chi sono, qui ed ora.

Ho sempre cantato con altri, condividendo ispirazioni e progettualità; ma a un certo punto la mia Essenza, e con essa, la mia voce hanno chiesto una dimensione creativa più intima e personale.

Il disco “Via Ignis” è il risultato tangibile di un lungo processo meditativo e trasformativo attraverso cui posso raccontare una parte del cammino interiore da me intrapreso, che negli ultimi anni si è fortemente intensificato.

In un brano singolo non si può trasferire che una “scintilla” del viaggio ma in un intero album, composto peraltro da 12 brani (numero fortemente simbolico) si può tentare di offrire l’intero incendio!
Sentivo la necessità di un contenitore ampio, di un territorio in cui la mia ricerca interiore potesse respirare senza compromessi. E “Via Ignis” è il risultato!

Come è nata “Via Ignis” e come è stata percorsa la via della sua realizzazione?

Via Ignis” è nata in un luogo immaginario che somiglia vagamente ad una sorta di eremo interiore.

All’inizio c’era solo un’immagine: un sentiero che bruciava ma non riusciva a consumare totalmente il materiale superfluo, o meglio, il residuo di un ego ormai insofferente e stanco.

Poi sono arrivate le prime melodie, come piccole fiammelle timide ma ardenti! La realizzazione è stata un percorso lento, perché non volevo manipolare in alcun modo la creazione artistica: desideravo ascoltare ciò che le ispirazioni giunte come sorprendenti e impagabili doni, avevano da comunicare, in primis, a me stesso.

Ogni brano è collassato nella materia in modo organico, come se emergesse da un punto della coscienza che avevo, troppo a lungo, trascurato e ho camminato la nuova esperienza con pazienza e fiducia, lasciando che la musica mi guidasse.

Per questo mi piace dire che “Via Ignis” non l’ho scritta ma l’ho attraversata.

So che hai stampato anche delle copie fisiche, lavorate a mano con tuoi dipinti originali. Ce ne vuoi parlare?

Sì, è stata un’intuizione naturale, spontanea e quasi inevitabile:
viviamo in un’epoca digitale e, per certi versi, immateriale, quindi, sentivo il bisogno di restituire alla musica un corpo … sostanza artistica! Ho dipinto ogni immagine associata ai vari brani come se fosse un’icona personale: una piccola reliquia di colore, simbolo della stessa fiamma che attraversa tutto il progetto. Ogni canzone è diversa, perché porta una vibrazione unica, quindi, l’ho associata ad un’immagine pittorica scaturita da un gesto irripetibile della mano. Il tocco fisico, la materia, il colore: sono meravigliosi ponti tra la dimensione “densa” e quella più sottile del “sentire” (che non a caso, è un verbo che si presta a molteplici interpretazioni)!

Mi piace pensare che chi possiederà l’opera artistica completa nella fisicità, avrà tra le mani non tanto un oggetto, ma una simbolica soglia di passaggio coscienziale.

Chi è Emidio, oltre questo progetto?

(Permettimi di sorridere prima di rispondere) Una domanda semplice e immensa!
Credo di essere un viaggiatore della percezione, un essere umano che riesce ancora ad osservare il mondo con occhi sempre un po’ stupiti.
Amo il silenzio, la natura, e tutto ciò che vibra oltre le mere apparenze e che riesce a stimolare il mio contatto cosciente con il mistero e la Bellezza.
Sono una persona che tenta, ogni giorno, di liberarsi da ciò che non è essenziale … dalle innumerevoli illusioni del mondo.

La musica è uno strumento portentoso attraverso cui riesco ancora a “creare” portando qualcosa di veramente “nuovo” laddove il vecchio, con le sue marmoree radici, ingabbia le coscienze umane nel gioco dell’imitazione, delle falsificazioni e delle ripetizioni sterili che tolgono il respiro alla sacralità della Vita. Non vivo di sola musica, anche se amo farmi accompagnare da lei per vivere armoniosamente ogni mia esperienza professionale, familiare e sociale.

Grazie per il tuo tempo, se vuoi lasciarci un’ultima “risposta” libera…

Ancora, grazie a voi!

Vorrei concludere questa intervista con una breve considerazione che mi auguro possa richiamare l’interesse dei lettori: siamo tutti attraversati da una fiamma, anche quando non la percepiamo. A volte basta fermarsi un istante, respirare, e riconoscere che la nostra vita non è una semplice successione di giorni, ma una straordinaria opportunità di conoscersi per scoprire l’Immenso in noi.
Se Via Ignis riuscirà ad accendere anche solo una scintilla di questa consapevolezza in chi ascolta, allora il viaggio sarà compiuto.